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lunedì 9 gennaio 2017

FareOm



Salve a tutti,
è con grande soddisfazione che vi presento il lavoro che mi ha impegnato per buona parte di quest’anno, con la convinzione di aver ben speso il mio tempo.

FareOm è un progetto nato per gioco, sulla base di un’immagine che gira in internet di un finto medicinale di musicoterapia: una trovata simpatica, divertente e paradossale che ha stimolato la mia fantasia dando origine a un’idea - certo bislacca ma - che ritengo utile sotto vari aspetti.

FareOm è un medicinale di musicoterapia; un ossimoro, ovviamente, ma che qui si concretizza in un semplice foglietto che spiega come fare “Om”, una pratica di rilassamento tanto antica quanto efficace nel ridurre lo stress e alleviare tutti quei disturbi, fisici e psicologici, prodotti dallo stress.
Il canto dell’ “Om”, al di la delle implicazioni religiose, nasce più di 3000 anni fa come aiuto per ristabilire un equilibrio mentale e, conseguentemente, un rilassamento fisico; forse, la prima forma di musicoterapia della storia.
Chi ha avuto modo di sperimentare questa tecnica sa di cosa parlo.

Ho già parlato in questo blog dello straordinario potere dei mantra, che pratico personalmente da molti anni e insegno in diversi percorsi.
Tuttavia, volendo produrre un oggetto capace di raggiungere la grande massa, ho ritenuto più efficace proporre il primo e il più semplice dei mantra : l’  “Om”.

FareOm è stato creato con il packaging di un medicinale per essere distribuito nelle farmacie e concorrere con gli ansiolitici nell’aiutare a recuperare un sereno equilibrio psicofisico. Un obiettivo ambizioso, mi rendo conto, ma affrontato in forma semi-seria; infatti il libretto interno, che richiama i punti di un qualsiasi bugiardino medicinale, è scritto in modo ironico; primo perché non è mia intenzione iniziare una guerra con la seriosa a infallibile disciplina medica; ma soprattutto perché ho imparato da Patch Adams a vedere l’ironia come un’importante forma di terapia: un metodo di approccio alla vita capace di ridimensionare anche gli eventi più intensi, offrendo vantaggi ineguagliabili nel percorso di cura.
In questo modo, chi non crede alla musicoterapia potrà almeno farsi una piccola risata e, spero, approcciarsi alla giornata con un sorriso.

Altro scopo, parimenti importante, di FareOm è quello di diffondere il pensiero che è possibile prendersi cura di sé senza incolpare sempre la sorte del proprio benessere o malessere; un principio che in questo contesto storico sembra quasi alchimia, ma che viene condiviso da un numero sempre crescente di medici.
Un amico, medico di base, già qualche anno fa mi disse: “se uno non vuol guarire, non c’è nulla che possiamo fare”.

A questo proposito, ecco un piccolo estratto di FareOm:
AVVERTENZE SPECIALI
Condizione indispensabile per ottenere buoni risultati è dedicare TEMPO e VOLONTÀ alla cura di sé.
Se non siamo disposti a dedicare del TEMPO al nostro disturbo, pensando che passerà da solo o che solo i medici possano risolverlo, è meglio regalare questo prodotto al vicino di casa.
Occorre anche la VOLONTÀ di curarsi. Non un semplice “mi piacerebbe stare meglio”, ma una forte capacità di superare tutti gli aspetti positivi che, immancabilmente, la malattia porta con sé: il piacere di ricevere attenzioni, di avere vicino i propri cari, di trovare una scusa per riposarsi dal lavoro e altro ancora.
Se ci piace essere malati, nessuno al mondo potrà guarirci.

So bene che un progetto di questo tipo farà storcere il naso ai puristi della musicoterapia, quelli che usano la parola “musicoterapia” solo per i contesti terapeutici che lavorano primariamente sulle emozioni. Ho lavorato quasi vent’anni  con questo metodo e posso solo essere d’accordo; per questo ho inserito nel libretto un esplicito riferimento anche a questo principio.
Ecco un altro piccolo estratto:
PRECAUZIONI PER L’USO
Questo farmaco ci invita ad occuparci in prima persona di noi stessi e a scoprire che non siamo impotenti di fronte al nostro disturbo, ma che abbiamo la possibilità concreta di intervenire su di esso.
La Musicoterapia ci insegna che i malesseri hanno un forte legame con il nostro modo di affrontare gli eventi della vita; quanto più si agisce su questo nostro approccio, tanto più si può ridurre ed eliminare i disturbi sopra indicati.

Negli anni ho imparato che il farmaco tradizionale è apprezzato dalla gente per la sua realtà concreta e tangibile.
La musicoterapia in scatola è evidentemente un paradosso, ma anche una forma concreta per presentare una materia che di concreto non ha nulla e, per questo, fatica ad arrivare a chi ha bisogno di cose materiali, di vedere e toccare per credere; questo è un altro importante obiettivo di FareOm, un semplice esercizio che tutti possono comprendere ed eseguire, e da esso trarre giovamento.
La grande scommessa di questo progetto è di far arrivare la musicoterapia all’attenzione di tutti come mezzo efficace per affrontare la causa nascosta di moltissime patologie: le proprie emozioni.
Tutti noi sappiamo che la musicoterapia è una disciplina clinica a tutti gli effetti, anche se in Italia tarda ancora il riconoscimento statale; è ora quindi, di portare l’opinione pubblica a conoscenza di questo straordinario metodo di cura. Noi ci proviamo in questo modo, sperando che possa essere un aiuto per tutta la categoria.

Entrando nel concreto, FareOm ha iniziato la sua vita commerciale nel periodo natalizio grazie all’aiuto di due amici di Bergamo (dove viviamo): un farmacista e il titolare di un centro olistico.
In due settimane abbiamo venduto 30 scatole; un risultato che lascia ben sperare e ci stimola ad avviare la distribuzione su vasta scala.

Credo di aver esposto tutti i punti che hanno spinto me e il mio socio Alberto (l’economista) a realizzare questo progetto, con la speranza di avere l’approvazione e il sostegno di tutti i colleghi.
Chi vuol farmi conoscere la propria opinione, darmi consigli, conoscere meglio il progetto o aiutarmi a diffonderlo può scrivermi, qui o in privato a info@uonierelazioni.it.

Grazie
Sergio

lunedì 30 giugno 2014

432 Hz: La rivoluzione musicale


Ecco la prima pagina del testo di  Riccardo Tristano Tuis, sulle relazioni fra la biologia umana e le frequenze musicali.

lunedì 31 marzo 2014

Musica e Proteine


(Adnkronos Salute) - Come le corde di un violino, le proteine nel corpo umano vibrano in modi differenti, dando luogo a una sorta di sinfonia. Gli scienziati lo hanno a lungo sospettato, ma ora un nuovo studio fornisce la prima prova del fatto che questo è vero. Usando una tecnica sviluppata appositamente e basata sulla microscopia a terahertz, gli scienziati dell'Università di Buffalo e dell'Hauptman-Woodward Medical Research Institute (Hwi) hanno per la prima volta osservato in dettaglio le vibrazioni del lisozima, una proteina antibatterica presente in molti animali.

Il team ha scoperto che le vibrazioni - che in precedenza si pensava si disperdessero rapidamente - in realtà persistono nelle molecole come il "suono di una campana", spiega il docente di fisica Andrea Markelz, che ha condotto lo studio. Questi piccoli movimenti consentono alle proteine di cambiare forma rapidamente, in modo da potersi facilmente legare ad altre proteine, in un processo che è necessario per l'organismo proprio per eseguire funzioni biologiche vitali come assorbire l'ossigeno, riparare le cellule e altro ancora. La ricerca apre la strada a un nuovo modo di studiare i processi cellulari fondamentali che permettono la vita.
I ricercatori "hanno cercato di misurare queste vibrazioni nelle proteine per molti anni, fin dal 1960", ha detto Markelz. "In passato, per arrivare a" spiare i movimenti nelle proteine "si è fatto ricorso ad ambienti e tecnologie costosi, in condizioni estremamente secche e fredde". "La nostra tecnica invece è più facile e molto più veloce. Non c'è bisogno di raffreddare le proteine sotto lo zero o utilizzare un sincrotrone o un reattore nucleare. Tutti elementi usati in precedenza per cercare di esaminare queste vibrazioni".
I risultati della ricerca, descritti su 'Nature Communications', mostrano che per osservare le vibrazioni, la squadra di Markelz si è basata su una caratteristica interessante di proteine: il fatto che vibrano alla stessa frequenza della luce che assorbono. Un po' come i bicchieri di vetro che tremano e vanno in frantumi quando un cantante colpisce esattamente la nota giusta. "Ora possiamo cercare di capire i reali meccanismi strutturali alla base di questi processi biologici e come questi ultimi vengono controllati", ha detto Markelz. "Il sistema cellulare è semplicemente incredibile - ha concluso - Si può pensare a una cellula come a una piccola macchina che fa un sacco di cose diverse: sente, legge e replica il Dna. E per tutte queste cose le proteine devono vibrare e interagire l'una con l'altra". Componendo una sorta di sinfonia.

http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Ricerca-svelata-la-sinfonia-della-vita-catturate-vibrazioni-proteine_321115055213.html

lunedì 24 marzo 2014

MUSICA E MENTE


“Suonala ancora, Sam.” 1 

Nessuno sa ancora bene cosa sia la mente eppure ad ognuno di noi è capitato di rievocare le immagini di un film, di un luogo o una persona sentendo un semplice suono.
Due diverse teorie discutono, senza trovare risposte chiare, sulla capacità della mente di conservare il ricordo dell’oggetto in sé o della relazione con quell’oggetto. 2
La differenza è enorme, significa che la nostra mente non è un elaboratore di dati ma un mezzo di relazione col mondo, esattamente come abbiamo visto essere il corpo e lo spirito.
La mente è ancora un’entità per lo più sconosciuta, nata probabilmente per valutare modalità di adattamento all’ambiente attraverso una successione di processi mentali; ma se questi derivino da connessioni neuronali del cervello o da una funzione autonoma nessuno sa dirlo. Ciò che è certo è che pensiamo e che i pensieri sono sempre in relazione, anche vaga, con la realtà esterna.
A sottolineare la relazione fra suono, mente e corpo possiamo richiamare alcuni studi sbalorditivi di Tomatis 3 e Janata 4 (per fare due nomi nel campo della musica e della neuroscienza) i quali dimostrano che attività svolte dal corpo, come leggere e cantare, e le stesse attività svolte solo a livello di pensiero attivano le medesime aree del cervello in modo identico.
Un ricercatore e professore di musica R.Murray Schafer ha scoperto che per gli studenti statunitensi e canadesi la nota più facile da ricordare è il SI, mentre per gli europei è il SOL DIESIS. Il professore spiega come negli USA e in Canada la corrente elettrica alternata è di 60 cicli al secondo, la frequenza di vibrazione del SI, mentre in Europa, la corrente ha 50 cicli al secondo, che è la vibrazione, appunto, del SOL DIESIS. 5

Tutto il nostro corpo percepisce queste frequenze ogni volta che un apparecchio elettrico funziona e ben sappiamo come ne siamo esposti!

La memoria influisce così profondamente sull’esperienza dell’ascolto musicale che non sarebbe esagerato dire che senza di essa non ci sarebbe neanche la musica. 6

Molti libri per bambini giocano sull’associazione tra suono e oggetto proprio perché ne facilitano il ricordo; su questo principio i musicisti di ogni epoca hanno giocato a creare associazioni di ogni tipo, tanto che adesso associamo i personaggi cattivi ai suoni gravi, ci aspettiamo una guerra ad ogni suono di tromba, siamo mossi al ballo al ritmo di un valzer, all’inno nazionale ci alziamo in piedi, ecc.
C’è anche chi discute sull’esistenza di associazioni inconsce, cosa che spiegherebbe perché ci si spaventa se qualcuno ci urla “bu” di sorpresa. 7

Anche nella vita sociale ritroviamo questo principio; pensiamo al fatto che tutte le sirene delle ambulanze hanno un unico suono, alla ricerca di stereotipi verbali nel gergo televisivo o semplicemente la diffusione di un dialetto; sono tutti mezzi per rendere più veloce l’associazione e il legame con un oggetto, un personaggio o un ambiente. 8

Per questo in musica sono nate le “forme musicali”, per distinguere le musiche da ballo, e i diversi balli, dalle musiche d’ascolto o le canzoni di gruppo.

QUINDI: l’ascolto di ogni suono, come ogni nuovo evento, viene subito messo in relazione con il nostro archivio di ricordi in modo da associarlo a qualcosa di conosciuto. 


1 Curtiz M., Casablanca, Warner Bros, video, 1942
2 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 115
3 Tomatis A., L'orecchio e la vita, Baldini & Castoldi, Milano, 1992
4 Janata P., in: Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 134
5 Schafer R. M., in: Di Carla F. C., “Guarire con la musica”, New Sounds, Milano. In:
http://www.musicoterapiaonline.it/musicoterapia/guarireconlamusica.htm
6 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 146
7 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008
8 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, Cap. 4
Turteltaub, J., Faccia a faccia, Disney, 2000

lunedì 17 marzo 2014

MUSICA E CORPO

 
La scienza ha osservato come tutta la materia sia composta da particelle che si muovono e si legano fra loro grazie all’energia.
Anche il nostro corpo ha una frequenza, da 7,8 a 8 cicli al secondo (la terra vibra a 8, la risonanza Schumann) (1) e quando veniamo investiti di un livello energetico superiore siamo portati anche noi a “vibrare” in modo diverso a seconda che si tratti di rumore o di musica; se l’energia è inferiore rallenta il movimento rilassando i muscoli.
Ogni muscolo del nostro corpo funziona per contrazione o rilassamento (2); ne deduciamo che gli stimoli sonori sono capaci di influenzare il funzionamento del nostro corpo, aiutandolo od ostacolandolo in ogni sua funzione.
Nessun bambino che ascolta musica riesce a stare fermo e in molte lingue del mondo si usa la stessa parola per indicare il canto e il ballo. (3)

Uno studio del 2006 dell’Università di Cagliari ha rilevato le “ZONE DI INTERESSE” dei fenomeni
vibratori (4):


fig 1: Zone di interesse dei fenomeni vibratori.

I molti studi sulle lesioni del cervello si basano sull’assunto che lo stimolo sonoro produce lo stesso tipo di attivazione cerebrale in chiunque lo ascolti a prescindere dalla valutazione di piacere personale.
In presenza di uno stimolo musicale (non un rumore) si attiva immediatamente la corteccia uditiva, il cervelletto, i gangli della base e, in successione, le regioni frontali e il sistema mesolimbico (una rete di regioni). (5)
Fermiamoci un attimo ad osservare come lo stimolo sonoro viene recepito sia dal corpo che dal timpano; nel primo caso comporterà un irrigidimento o rilassamento dei muscoli mentre nel secondo attiverà aree differenti del cervello deputate ad:
- analizzarlo, e quindi distinguere rumore e musica
- decodificarlo, in caso di valori simbolici come il linguaggio o lo squillare del telefono
- valutarlo, in termini di piacevolezza
- categorizzarlo, se simile a qualcosa di conosciuto
- attivare una risposta, il battere di un piede o il coprirsi le orecchie o rispondere ad un saluto.

Tutte queste funzioni sono attivate da parti differenti del cervello nei due emisferi; forse lo studio approfondito di quest’organo potrà portare in futuro a spiegare la differenza fra rumore e musica. Quello che sappiamo per ora è che un maggiore stimolo musicale migliora molte attività sia nell’uomo che nei vegetali.
Gottfried Schlaug ha osservato che nei musicisti il cervelletto e la porzione frontale del corpo calloso sono molto più grandi del normale, mentre non si contano più gli studi su come le loro capacità logiche ed espressive siano migliori che negli altri uomini. (6)

Ascoltando la musica di Mozart le piante crescono più rigogliose e le mucche danno più latte; al contrario i rumori, come il rombo dei motori, producono l’effetto opposto. (7)

Un esperimento interessante di Ernst Chladni, fisico tedesco del 18° secolo, dimostra come il suono influisca anche sulle forme inorganiche: suonando un violino sulla cui cassa armonica è stata disposta della sabbia finissima si osserva che quest’ultima si dispone in figure geometriche legate alla frequenza di vibrazione; alcune di queste ricordano quelle delle strutture cellulari degli esseri viventi (come se la musica potesse dar vita alle cose); si è inoltre osservato che le forme prodotte in seguito alla pronuncia di suoni del linguaggio sanscrito o ebraico erano le stesse adottate come simboli grafici. (8)

QUINDI: ogni vibrazione è uno stimolo capace di influenzare il corpo, a prescindere dalla sua trasformazione in suono compiuta dal cervello. 


1 Di Carla F. C., Guarire con la musica, New Sounds, Milano, in:
http://www.musicoterapiaonline.it/musicoterapia/guarireconlamusica.htm
2 http://it.wikipedia.org/wiki/Muscoli#Fisiologia_della_contrazione_muscolare, 2009
3 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008
4 Picasso B., Effetti delle vibrazioni sul corpo umano, Università di Cagliari, 2006, in:
http://dimeca.unica.it/~picasso/Vibrazioni%20del%20corpo%20umano.pdf
5 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008
6 Bengtsson S., Nagy Z., Skare S., Forsman L., Forssberg H., Ullén F., 7 August 2005, “Extensive piano practicing has regionally specific effects on white matter development”, www.nature.com
7 Bird C., Tompkins P., La vita segreta delle piante, Sugarco, 1994 in: Di Carla F. C., Guarire con la musica, New Sounds, Milano, in: http://www.musicoterapiaonline.it/musicoterapia/guarireconlamusica.htm
8 Di Carla F. C., Guarire con la musica, New Sounds, Milano, in:
http://www.musicoterapiaonline.it/musicoterapia/guarireconlamusica.htm

lunedì 10 marzo 2014

MUSICA ED EMOZIONI


Le emozioni sono ormai entrate a far parte del nostro linguaggio comune: ogni giorno parliamo di gioia, rabbia e spesso li viviamo senza nemmeno renderci conto di chi o cosa li abbia prodotti. Per la scienza, le emozioni sono ancora un mistero; sappiamo che sono strettamente connesse ai nostri pensieri e decidono come dobbiamo reagire a ciò che ci accade intorno. Se vedo un cane e penso a quando mi morderà, avrò paura; se penso che vuole giocare sarò felice. Se non pensassi nulla, restando in attesa degli eventi, non proverei emozioni.
Ma non è facile controllare i pensieri. Ci sono emozioni, poi, che ci prendono in modo così forte che rimangono avvinghiate e non riusciamo a liberarcene per giorni. Per questo diciamo di essere schiavi delle emozioni. Pensiamo per esempio a quando ci arrabbiamo e quanto tempo impieghiamo a rilassarci.
Ogni piccolo evento del mondo ha il potere di influenzare le nostre emozioni senza che ce ne accorgiamo.
Il risultato è che chiunque conosca il loro segreto possiede il nostro lato emotivo e guida le nostre azioni. E non sempre lo usa a fin di bene. Pensiamo a quanti prodotti compriamo solo perché pubblicizzati da un personaggio che ci piace; quanti film o libri acquistiamo solo perché legati a qualche personaggio che conosciamo. E quante volte votiamo un politico solo perché ha organizzato un tal evento che ci interessa. Questo perché la nostra mente funziona per associazioni. Ogni nuovo evento viene associato dalla nostra mente ad un ricordo; se questo è piacevole anche il nuovo evento sarà piacevole.Se viviamo un’esperienza piacevole, come un bel film, saremo ben disposti verso tutto ciò che ci ricorda quell’esperienza, e compreremo i prodotti presentati dagli attori.
SOLO SE VIVIAMO LE NOSTRE EMOZIONI IN MODO CONSAPEVOLE POTREMO DIFENDERCI DA CHI VUOLE APPROFITTARSI DI NOI.

Esistono vari mezzi per controllare le emozioni.
Proviamo a fare un grosso respiro e dire a noi stessi: “sono proprio curioso di vedere quale sarà il mio prossimo pensiero”. Dopo poco i pensieri tornano ad invaderci senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ma almeno per qualche attimo abbiamo provato uno stato di libertà da pensieri ed mozioni. E siamo ancora vivi.

Whissell ha contato 107 stati emotivi e ne ha prodotto un vocabolario.
Molti studiosi dividono le emozioni in primarie e secondarie. Le prime, come gioia, rabbia e paura, sono legate ad istinti e bisogni primari. Per esempio, leggiamo spesso di gente che uccide per un parcheggio o per un insulto: “mi fai arrabbiare? Ti elimino”. Appare subito evidente che queste persone non vivono in modo sereno, ma in uno stato di continua apprensione. Fortunatamente l’evoluzione umana ha saputo sviluppare
stati emotivi secondari, come il rimorso o l’ottimismo, in modo da regolare i rapporti con serenità: “Mi fai arrabbiare? Cerco di comprendere il tuo punto di vista e cerco una soluzione appropriata”.

Negli anni moltissimi studiosi si sono avvicinati alle emozioni traendone elenchi e rappresentazioni molto diversi.
Da una veloce lettura della tabella di Kemper (1987) (1), che sintetizza le emozioni primarie formulate da vari studiosi, salta subito all’occhio che la PAURA è l’unica emozione contemplata da tutte le teorie, mentre in quasi tutte vi è anche RABBIA, GIOIA e TRISTEZZA.


Torna subito alla mente la frase di Eckhart Tolle sull’esistenza di un’emozione base , che chiama “dolore”, da cui originano tutte le altre. (2)
Si avvicina anche il pensiero di A. Lowen che legge sia il comportamento umano che lo sviluppo corporeo come uno scontro fra il protendersi verso la ricerca del piacere e la paura di un trauma. (3)
Anche Desmond Morris (4) vede la paura come l’emozione umana più diffusa e più intensa.

Qualsiasi novità che debba essere decodificata provoca, in prima battuta, un irrigidimento legato alla messa in discussione dello status quo, cui segue poi un adattamento. (5)

Sulla base di queste considerazioni mi sono divertito a dare una lettura delle diverse emozioni della tabella di Kemper collegandole alla paura, dimostrando che da questa nascono tutte le altre emozioni:
GIOIA  Assenza di paura
ACCETTAZIONE  Rimozione della paura – Non pensare
SORPRESA  Paura delle novità - un problema che non so superare o un fatto che non ho sotto controllo
TRISTEZZA  Paura di non realizzare gli obiettivi
SCHIFO  Paura di essere infettato o contagiato da qualcosa che porta danno
RABBIA  Sfogo della paura
ASPETTATIVA  Paura che non si verifichi un fatto che mi interessa
SOLITUDINE  Paura di non poter superare gli ostacoli che ci sono o che verranno
ANSIA  Paura di non trovare la modalità adeguata a superare un ostacolo
AMORE  Volontà di aiutare altri a superare le loro paure
CURIOSITA’  Conoscenza di nuove informazioni che possono aiutarmi a superare degli ostacoli e quindi limitare la paura
PIACERE  Essere al sicuro - Aver rimosso un ostacolo che genera paura
ANGOSCIA  Sentirsi sopraffatti dalla paura

Se volessimo a questo punto dare una definizione più specifica della paura si potrebbe dire con Tolle che la paura è “un senso di minaccia continua” (6). Paura è il metro con cui ci relazioniamo con ciò che non conosciamo; è ciò che guida le nostre scelte nel mondo.

QUINDI: la paura è la prima emozione che nasce di fronte ad uno stimolo e il modo con cui lo superiamo conduce allo stato emotivo successivo. 

L’insieme delle teorie sviluppate nei secoli sulle emozioni si differenziano sull’origine di queste ultime: c’è chi sostiene che nascano da una modificazione fisica per poi essere rilevate dalla mente e manifestate attraverso lo spirito. C’è chi pensa che nascano dalla nostra mente e chi invece è a favore di una loro origine spirituale.
Fortunatamente io non sono un teorico ma un musicoterapista e di tutte queste discussioni posso prendere solo ciò che può essere utile alla mia attività, cioè capire che nel processo emotivo sono coinvolti sia mente che corpo e spirito, a prescindere da chi sia il primo ad attivarsi.
Un lavoro sul controllo emotivo dovrà dunque basarsi su tutte le componenti e sulla relazione fra di esse.

Cerchiamo ora di capire come le emozioni sono collegate alla musica.
Una cosa importante da sapere è che le emozioni primarie sono innate ma quelle superiori no: si acquisiscono con l’esperienza. Il principio è lo stesso della matematica: se impariamo a contare non avremo sempre paura che il panettiere ci imbrogli sul resto.
Alcuni esperimenti che ho condotto io stesso in relazione alla mia tesi mi portano a dire che le emotività con cui ognuno di noi affronta e supera la paura sono sempre le stesse e differiscono da persona a persona.

OGNUNO DI NOI ACQUISISCE, CON L’ESPERIENZA, LE TECNICHE CHE RITIENE MIGLIORI PER SUPERARE GLI OSTACOLI E TENDE A METTERLE IN ATTO ANCHE IN SITUAZIONI DIVERSE.

Per le emozioni è lo stesso: se avremo conosciuto solo emozioni primarie non potremo che affrontare ogni situazione con queste sole armi. Ma se avremo fatto esperienza anche di quelle secondarie, avremo più armi per affrontare gli imprevisti e vivremo più sereni.
Per questo esiste l’arte. Gli artisti ci fanno vivere le emozioni. Senza alcuna pretesa di spiegarle, perché fanno parte di noi tutti, da sempre, anche se non sappiamo cosa sono. Se sperimentiamo ogni tipo di emozione possiamo scegliere quella più adatta per ogni situazione.
Questa è l’arte e questo è il lavoro degli artisti. Un quadro che rilassa alla fine di una giornata pesante, una musica che rallegra durante un lavoro noioso, una commedia che aiuta a conoscere altre culture.
Arte è creare emozioni capaci di aiutarci nella vita quotidiana. 
Molti scienziati e musicisti (Anolli, Heiner, Emery Schubert, Gabrielsson e Juslin) hanno tentato di decodificare i parametri musicali che portano ad una certa emozione; nessuno però ha mai raggiunto risultati soddisfacenti. Io stesso ho cercato di mettere in pratica alcune teorie constatandone i limiti.

QUINDI: il suono, in quanto vibrazione, funge da stimolo per ogni essere umano e questi reagisce con una qualche tecnica di superamento della paura che comprende un nuovo stato emotivo. Possiamo leggere e influenzare gli stati emotivi degli altri, ma non guidarli. 



1 Plutchik R., Psicologia e biologia delle emozioni, HarperCollins, New York, 1994, p. 72
2 Tolle E., Il potere di adesso, Armenia, Milano, 2004
3 Lowen A., Bioenergetica, Feltrinelli, Milano, 2008, p. 116-118
4 Desmond M., Animale uomo, Mondadori, Milano, 1994
5 Postacchini P. L., Ricciotti A., Borghesi M., Lineamenti di musicoterapia, La nuova Italia scientifica, Roma, 1987, p. 88
6 Tolle E., Il potere di adesso, Armenia, Milano , 2004

lunedì 3 marzo 2014

MUSICA E RELAZIONI


Saper leggere ricchezza nelle modalità espressive è sinonimo di benessere, mentre la monotonia è sintomo di malessere. Persone ricche di esperienze e di grandi conoscenze danno l’impressione di essere aperti e di avere una buona capacità di affrontare le diverse situazioni con le modalità adeguate.
Fortunatamente le esperienze sono ovunque intorno a noi e noi stessi sembriamo fatti apposta per recepirle. Se pensiamo alla nostra dimensione fisica ci accorgiamo che questa non potrebbe esistere senza relazioni col mondo (infatti respiriamo e mangiamo); la nostra dimensione mentale è preposta alla valutazione dell’ambiente per la sopravvivenza personale; la nostra anima esiste solo in quanto connessa con le altre.
TUTTO IN NOI HA BISOGNO DI RELAZIONI.

- Penso che sia la natura stessa ad avere in sé un principio di ordine relazionale che nella ragione umana trova il suo coronamento come “saggezza solidale”.1 
- L’approccio relazionale della scuola di Palo Alto identifica comportamento (verbale e non verbale) e comunicazione.2 
- Ora che percepire sia conferire un senso ai dati informi dell’esperienza, è una cosa; che questo senso sia lo
stesso del significato semiotico è un’altra. Le due forme di significato sono più legate di quanto non si sia ancora abituati.3 
- La funzione umana del linguaggio è la comunicazione e il contatto sociale. 4 

Poiché il mondo è in continua evoluzione e ci troviamo sempre di fronte a nuovi stimoli, chiudersi alle relazioni significa non apprendere le modalità di risposta adeguate.
È possibile proporre un esempio tratto dalle relazioni quotidiane, analizzate dal punto di vista sonoro musicale: se ho imparato ad esprimermi sempre sotto voce, comunicherò sempre con questa metodica. Se però incontro una persona che urla, il primo istinto è la paura e la fuga. Incontro una novità che non so gestire e scappo.
Pensiamo alle capacità di adattamento dei soggetti disabili, alle difficoltà relazionali fra colleghi di lavoro, fra insegnanti ed alunni e fra medici e pazienti.
In tutti questi casi è possibile guidare il paziente attraverso un percorso di arricchimento delle proprie esperienze fino a che, da solo, non sia in grado di ricercare quelle utili a superare gli stimoli che la vita gli pone di fronte.

La guarigione era il risultato della natura, non dell’azione del medico, che si limitava a partecipare al decorso della malattia […] insieme al paziente.5 

È quindi possibile ed auspicabile che ognuno di noi non solo approfondisca il più possibile ciò che già sa, ma sappia aprirsi anche a ciò che non sa. Se non ne siamo capaci, e la carenza pregiudica un sereno stile di vita, è possibile richiedere l’intervento della disciplina adeguata:

Danza       Che può influire su: movimenti del corpo
Teatro       Che può influire su: espressioni facciali e sguardo
Arte          Che può influire su: scritti e segni grafici
Musica      Che può influire su: espressioni sonore (vocali e non), rigidità corporee

Qui sopra ho proposto prevalentemente attività di tipo artistico poiché sono le più idonee a sviluppare più aree del cervello umano: se sviluppate secondo tecniche di apprendimento di SCHEMI portano ad uno sviluppo cognitivo di tipo LOGICO, se presentate in forma di GIOCO perlustrano l’aspetto EMOTIVO della personalità e se proposte con approccio TERAPEUTICO aiutano ad acquisire le competenze per lo sviluppo RELAZIONALE.
Una situazione ideale vede la formazione di una equipe di figure differenti e complementari che sappia analizzare da più punti di vista la persona e proporre il percorso ideale: Artisti e Arti-Terapisti, Psicologi, Logopedisti, Fisioterapisti e Psicomotricisti, Grafologi, ecc.

Ogni territorio va inteso come spazio utile per “aprire” relazioni ed “accedere” alle varie dimensioni della personalità umana.6 

Tuttavia dobbiamo notare che ognuno di noi viene guidato dalle persone che ha intorno, per cui tutti siamo, potenzialmente, fautori del processo di apertura relazionale, e quindi di guarigione, dei nostri amici a prescindere dal nostro mestiere.

QUINDI: ogni suono è un invito ad apprendere metodi di comportamento capaci di eliminare la paura e aprirci serenamente al mondo.


1 Mancuso V., L’anima e il suo destino, Raffaello Cortina, Milano, 2007, p. 19
2 Anolli L., Ciceri R., La voce delle emozioni, Franco Angeli, Milano, 1992, p. 40
3 Eco e Volli, in: Anolli L., Ciceri R., La voce delle emozioni, Franco Angeli, Milano, 1992, p. 42
4 Vgotskij L. S., in: Anolli L., Ciceri R., La voce delle emozioni, Franco Angeli, Milano, 1992, p. 24
5 Blanc C., Suvini F., Curare con il suono e la musica, Logisma, 2001, in: Suvini F., Forme e strutture musicali in musicoterapia, Cittadella, Assisi, 2001, p. 4
6 Spaccazocchi M., Musica umana esperienza, Quattro Venti, Urbino, 2000, p. 23

lunedì 24 febbraio 2014

L'Origine del Suono




IL SUONO
Se cade un albero nella foresta e non c’è nessuno a sentirlo, fa rumore?1

Sembra che il primo a porsi questa domanda sia stato il filosofo George Berkeley, intorno al 1700, ponendo in seria difficoltà le relazioni precarie fra la corrente filosofica e quella scientifica che da secoli discutevano sull’esistenza del suono come realtà fisica o come percezione umana. Il suono esiste da sé o soltanto se percepito dall’uomo?2

Fortunatamente in 300 anni la scienza è riuscita a fare dei passi avanti.

DA ENCICLOPEDIE:
- Perturbazione di tipo ondulatorio che si propaga in un mezzo elastico e che genera una sensazione uditiva e, insieme, la corrispondente percezione da parte di un essere vivente.3
- Perturbazione vibratoria che si propaga nei mezzi elastici e che è in grado di produrre una sensazione auditiva.4
 - Il suono è un fenomeno fisico di carattere ondulatorio che stimola il senso dell'udito.5

DA VOCABOLARI:
- La causa delle sensazioni acustiche.6
- Il suono (dal latino sonus) è la sensazione data dalla vibrazione di un corpo in oscillazione.7
- Prodotto della vibrazione di una sorgente sonora elastica, che si propaga per onde e stimola l'apparato uditivo provocando una sensazione acustica8

In tutte queste definizioni ricorre la parola “sensazione”; sembra quindi che il suono non sia un oggetto reale, ma qualcosa che esiste solo in quanto “percepito” dai nostri sensi. Ad essere reale è la vibrazione. Se prendiamo un violino e ne strofiniamo la corda con l’archetto, questa vibrerà (cioè andrà avanti e indietro) con una certa frequenza a seconda dell’altezza del suono (Per es. il LA4 vibra 440 volte al secondo). Le molecole d’aria intorno alla corda inizieranno a vibrare anch’esse alla stessa frequenza dando inizio a ciò che si chiama “propagazione del suono” (erroneamente, in quanto a propagarsi è solo una vibrazione). La vibrazione si diffonde nello spazio con una velocità di 331,5 metri al secondo comportandosi come una vera e propria onda, cioè allargandosi in cerchi concentrici e rallentando o fermandosi in presenza di un ostacolo (per non entrare in dettagli tecnici come il riverbero o la rifrazione).
Quando la vibrazione raggiunge il nostro orecchio mette in vibrazione, alla stessa frequenza, anche il timpano, il quale manda un impulso elettrico al cervello. Qui finalmente nasce il suono: è l’etichetta data dal cervello a quella specifica vibrazione.9
 Ciò che chiamiamo comunemente suono è in realtà energia trasportata da minuscole particelle di materia.
Anche gli altri sensi funzionano grazie alle micro particelle, (fotoni, atomi e molecole) che vibrano a determinate frequenze formando materia, suoni, colori, odori e sapori.
Il tutto grazie a questa forza che chiamiamo “energia” di cui sappiamo solo una cosa: c’è. Certo ne conosciamo alcuni comportamenti, ma non sappiamo cosa sia né da dove arrivi. C’è ovunque e sempre. Forse è più facile immaginarne la presenza negli oggetti in movimento, ma Einstein ne ha dimostrato la presenza anche nella materia che vediamo come immobile (E = mc2)10.
Non possiamo vederla, ma ne osserviamo gli effetti e in base a questi possiamo misurarla, immagazzinarla, produrla ed utilizzarla a nostro vantaggio.
Il termine più generico per definire l’energia che percepiamo attraverso l’apparato uditivo è, appunto, SUONO.11

Nel campo dell’acustica si suole usare anche altri termini, come:
RUMORE:
- Qualsiasi perturbazione sonora che, emergendo dal silenzio (o anche da altri suoni), dia luogo a una sensazione acustica; è quindi sinonimo di suono, ma si usa soprattutto per suoni soggettivamente giudicati non musicali o che comunque riescano sgradevoli, fastidiosi, molesti, o addirittura dannosi 12
- Insieme di suoni contemporanei che si combinano in vibrazioni irregolari provocando spesso una
sensazione di fastidio 13

MUSICA
- La musica è l’arte della generazione e della combinazione di suoni 14
- La musica è suono organizzato 15

Diciamo allora che tutto ciò che sentiamo è suono e che questo si divide in rumore e musica. Fra la musica e il rumore potremmo inserire la “PAROLA” (di cui vengono fornite numerose definizioni relative alla funzione linguistica e verbale, ma poche rispetto alla dimensione acustica), un insieme di suoni meno organizzati rispetto alla musica ma meglio definiti rispetto al rumore.
Per spiegare la differenza tra suono e musica il prof. Daniel Levitin, fisico e musicista, ha utilizzato un metodo analitico, definendo come suono un composto di Pitch, Intensità, Ritmo, Tempo, Profilo melodico, Durata, Riverbero e Posizione spaziale; mentre la musica richiede anche Metro, Tonalità, Melodia e Armonia. 16

Come se il tutto non fosse già abbastanza complesso, alcuni artisti del calibro di Miles Davis (per fare un solo nome) affermarono che la parte più importante della loro esecuzione non sono le note ma lo spazio vuoto tra queste. 17


QUINDI: QUINDI: il suono è energia che raggiunge il nostro corpo sotto forma di vibrazione.

 
1 Berkeley G. in: Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 219-221
2 http://it.wikipedia.org/wiki/Scetticismo, 2009
3 http://www.sapere.it/gr/ArticleViewServletOriginal?otid=GEDEA_suono&orid= GEDEA_suono
4 AA.VV., La Nuova Enciclopedia Universale Garzanti, Garzanti, Milano, 1982, p. 1362
5 http://www.audiologia.it/fisica_del_suono.htm
6 http://www.treccani.it/Portale/services/searchTitle.jsp?cercaTesto=suono&searchIn= V&cercaTestoVis=&x=0&y=0
7 http://it.wikipedia.org/wiki/Suono
8 http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/suono.aspx?idD=1&Query= suono&lettera=S
9 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 4
10 Mancuso V., L’anima e il suo destino, Raffaello Cortina, Milano, 2007, p. 11
Asimov I., Il libro di fisica, Mondadori, Milano, 1986
11 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008
12 http://www.treccani.it/Portale/services/searchTitle.jsp?cercaTesto=rumore&searchIn= V&cercaTestoVis=&x=0&y=0
13 http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/rumore.aspx?idD=1&Query= rumore&lettera=R
14 http://it.wikipedia.org/wiki/Musica
15 Varèse E., in: Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 4
16 Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 4-6
17 Miles D., in: Levitin D. J., Fatti di musica, Codice Edizioni, Torino, 2008, p. 8

L'origine del Suono