Visualizzazione post con etichetta Osservazione e Intervento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Osservazione e Intervento. Mostra tutti i post

lunedì 23 maggio 2016

La Risata distrugge l'ego



Grazie Tolle; ho fatto di questo pensiero uno dei fondamenti della mia pratica, nelle situazioni con i parenti, quando non si può fare a meno di utilizzare il verbale.
A volte suggerisco di prendere con leggerezza anche le situazioni più difficili e spesso devo scontrarmi con pensieri di accondiscendenza verso il vittimismo.
“Chi si lamenta ha sempre ragione”  dice, ironicamente, Tolle.
Questa è l’opinione comune, anche fra molti professionisti della relazione; è uno schema mentale da cui è difficile uscire. Quando c’è un’intensa emozione di negatività si è immersi in modo tanto coinvolgente che chiunque prova ad opporsi vien visto come irriverente.

Eppure penso che sia proprio questo il compito di un terapista: offrire nuovi punti di vista.
Aiutare il proprio paziente a muoversi dal sentimento negativo verso uno più ottimista, perché è qui che la persona può trovare una nuova strada per risolvere il suo problema.
Non mi stancherò mai di ripetere che il terapista non guarisce, ma cammina con il paziente, aiutandolo a mettere in atto il proprio personale processo di guarigione o di superamento della situazione problematica. Come può farlo se prima non esce da una visione catastrofica di sofferenza ineluttabile? Per uscire dalle situazioni più buie occorre combattere l'ego, come dice Tolle, con la risata e la leggerezza.


Il problema è trovare la via giusta per non offendere il paziente.
Non nego di aver fatto anch'io sbagli clamorosi; sbagli tanto gravi da far mettere in dubbio la mia professionalità, soprattutto ai più conservatori.
Eppure è normale che si raggiungano i successi attraverso una via lastricata da insuccessi.
Quante volte mi è capitato di sentire la gente comune commentare duramente anche medici illustri: “meno male che è un professionista; anche uno stupido capirebbe che non si devono dire certe cose!!”
Gli insuccessi, ripeto, sono all'ordine del giorno ma troppo spesso bisogna sopportare gli affondi di chi cammina sulla strada sicura e che morirà nella routine del "questo è bene, quello è male".

Ciò che mi da maggiormente da pensare, però, sono i professionisti in campo sociale discepoli del facile pietismo; persone che, pur non avendo armi per fronteggiare situazioni difficili, non risparmiano commenti taglienti verso chi tenta strade alternative.
Vorrei precisare ancora che, a parer mio, il terapista non è l’amico pronto ad ascoltarti in silenzio e fornirti un appoggio.
Anche!! Certo, in alcuni casi è utile anche questo approccio. Ma non può fare solo questo.
Il terapista deve saper sorreggere, spronare, aprire nuovi orizzonti, scuotere e, a volte, anche arginare comportamenti distruttivi.
Noi che siamo professionisti dovremmo sforzarci di vedere e far vedere agli altri che negli sbagli dei colleghi c'è, spesso, il tentativo di percorrere una strada non convenzionale.
La differenza fra un ciarlatano e un professionista sta nella capacità di riconoscere, in un dialogo sereno, che il proprio tentativo non era il più corretto.

Evitiamo di cadere nel comportamento comune di denigrare ciò che non capiamo.
Troppo spesso accade che, per paura di offendere, sbagliare, perdere la rispettabilità, perdere il lavoro e altri mille motivi … anche il professionista più convinto si allinea con la massa.

Resistere, Resistere, Resistere!!!


“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”   (Calvino)

lunedì 30 novembre 2015

Malattia e Relazione



Arthur Miller, commediografo americano divenuto famoso ai più per il matrimonio con Marilyn Monroe, ha tratto alcune pennellate sulla malattia che meritano attenzione.
Siamo nel 1995 quando scrisse "Vetri Rotti", da cui traggo queste due pagine molto suggestive.





" ... Ci ammaliamo in due e in tre e in quattro, non da soli."
DIAGNOSI: Ogni malattia è l'effetto di una relazione.
(Ricordiamoci che siamo nel 1994)
E la cura?
"Vorrei che le dessi tanto amore"



lunedì 16 novembre 2015

Mozart, Requiem K626

Recentemente ho avuto uno dei risultati più forti della mia carriera, a dimostrazione di come anni di studio e di pratica, il continuo aggiornamento e le costanti sperimentazioni nulla possono di fronte all’incredibile potere del caso (il fattore C).
Lavoro settimanalmente in un nucleo Alzheimer con circa 24 “detenuti” a cui propongo una musica d’ambiente capaci di tenerli svegli in modo sereno per poter proporre, ad alcuni di loro, un percorso in cuffia mirato ad incrementare l’attenzione e la capacità di ascolto. Le due attività si svolgono contemporaneamente e nello stesso ambiente.
Con la musica ambientale riesco solitamente a mantenere un clima rilassato con l’effetto di mantenere viva l’attenzione di molti di loro ma anche di far addormentare o mandare in isolamento i più sensibili.
Non riesco tuttavia a ridurre le manifestazioni ossessive e fobiche di forte intensità; queste portano spesso molti elementi del gruppo a manifestare intolleranza e rabbia in modo forte e continuo nei confronti di altri utenti o degli operatori.
A ciò dobbiamo aggiungere l’effetto disastroso di alcuni operatori che, per motivi vari, si approcciano agli utenti in modo irruento, provocandone reazioni violente che, a loro volta, innescano un effetto domino di rabbia.
Una mattina l’oggetto ossessivo di alcuni si concentrava sulla volontà di ascoltare la messa. Chissà perché si trovavano sintonizzati in tre utenti sulla stessa richiesta.
Ho deciso di assecondare la richiesta e ho proposto un misto di brani religiosi, gospel, madrigali e gregoriani. Dopo 40 minuti non ho riscontrato alcun effetto; la tensione di messa si era spostata su altre richieste, ma l’emotività ossessiva di base non si riduceva.
Ho pensato di alzare il livello della proposta proponendo la messa in requiem di Mozart.
L’effetto è stato quasi immediato.
Dopo 3 minuti la maggior parte di loro si è zittita mentre i più irrequieti hanno cominciato a parlare a bassa voce; dopo 5-8 minuti il silenzio era completo.
Dopo 15 minuti di permanenza costante in uno stato di silenzio, ma sveglio e attento, ho deciso di riproporre un paio di canti gregoriani: il gruppo è tornato lentamente a parlottare, con qualche lamentela.
Una volta messo nuovamente Mozart il gruppo è tornato allo stato silenzioso e vigile (a parte i cronici che son soliti dormire anche nelle situazioni più caotiche).
L’effetto è durato per un’altra ora, fino alla fine dell’intervento.
Ho ripetuto l’esperimento nella settimana successiva ottenendo lo stesso effetto.
In questo secondo appuntamento gli operatori si sono prodigati più volte e in modo prolungato nel loro approccio irruento, anche continuando a parlare dei loro affari ad alta voce durante l’attività.
Solitamente richiedo il silenzio, ma in questo caso ho deciso di non intervenire per monitorare gli eventi.
Ho rilevato un’agitazione generale che cresce in presenza degli operatori e decresce lentamente dopo la loro uscita. Gli interventi più irruenti hanno effetti maggiori sul malessere generale e il tempo impiegato per tornare ad uno stato di quiete è più lungo.
Lasciati soli con la musica di Mozart, lentamente, torna il silenzio.
Perché avviene questo?
Si tratta del famoso “effetto messa”?
Il potere esoterico di Mozart?

Sicuramente è un dato importante da diffondere e un’esperienza da ripetere e approfondire.

martedì 9 dicembre 2014

MUSICOTERAPIA IN PILLOLE: Mal di Piedi


Dopo un lungo pediluvio al peperoncino, frizionare bene entrambi i piedi con pagg 60 e 61 degli esercizi di basso continuo Dionisi-Toffoletti.
Gli esercizi devono essere precedentemente compilati senza errori; se li fate compilare ad un amico anche lui trarrà beneficio dal trattamento.
Se utilizzate fotocopie c’è il rischio di un formicolio prolungato.
Al termine di questo primo trattamento prendete il piede sinistro fra le mani, appoggiandolo sulla gamba destra, e cantate con fare struggente e disperato la famosa canzone di Baglioni:
Senza teeeeee che fareeiiii
Senzaaa teeeeeee moori reeeeei
(se cantate anche le strofe, incuranti delle scarpate dei vicini, il processo di guarigione sarà più rapido)
Ripetere con il piede destro.

È importante ricordarsi preventivamente di pagare la SIAE o potrebbero formarsi dei pericolosi eczemi sui piedi di Gino Paoli e dei calli fastidiosissimi sui piedi dell’ultimo rappresentante SIAE che vi ha multato.

Ripetere la cura quotidianamente per una settimana; in caso non passino i dolori, procedere come segue.
Sedersi davanti ad un pianoforte verticale e posizionare le piante dei piedi sulla cassa armonica 18 cm sopra la tastiera, poi suonare dei cluster a piacere nelle ottave 3 e 4 avendo cura di non incrociare mai le mani con i piedi. Se uscite dall’ambito suddetto dovete ripartire dal punto di partenza; se riuscite a non incrociare mani e piedi avanzate fino a parco della vittoria.
Successivamente addentratevi all’alba in un bosco di querce e formate un sentiero di 100 metri con la stampa della sola parte per tuba wagneriana de “la cavalcata delle valchirie” e camminateci sopra a piedi nudi per 40 minuti canticchiando il tema a bocca chiusa.
Funzionerà sicuramente.

NB: È un medicinale, leggere attentamente il foglietto illustrativo, può avere effetti collaterali anche mortali.

lunedì 1 dicembre 2014

MUSICOTERAPIA IN PILLOLE: Mal di testa


Vocalizzare la lettera “I” con la frequenza 431,87Hz per almeno 5,32 minuti e non più di 10,43.
Ripetere l’esercizio più volte al giorno avendo cura di non disturbare i colleghi di lavoro e vicini di casa.
Eseguire l’esercizio a piedi scalzi e in posizione comoda, visualizzando il monte fuji a mezzogiorno dall’angolazione nord nord-ovest, dopo una nevicata di 52 centimetri.
Se possibile restare sul solo piede destro e portare le mani dietro la schiena avvicinando i pollici e gli indici nella famosa posizione mudra del “ti faccio un …. così”.
Fate l’esercizio con convinzione e non perdete tempo a chiedervi a cosa serva il piede alzato.
Se l’esercizio procura l’allontanamento di partner e figli pretendo il doppio della paga!
Se il mal di testa persiste ma i vostri familiari si sbellicano dalle risate pretendo di essere pagato da loro!
Se il mal di testa persiste occorre sottoporsi ad apposito intervento chirurgico di rimozione del cervello: vivrete decisamente meglio.
È un'operazione di routine; non avete nulla di cui preoccuparvi.

NB: È un medicinale, leggere attentamente il foglietto illustrativo, può avere effetti collaterali anche mortali.

lunedì 10 novembre 2014

MusicoTerapia negli stati vegetativi


PREMESSA: Dopo 4 mesi di sedute individuali  su 6 pazienti in stato vegetativo mi è stato chiesto di spiegare il tipo di intervento proposto e i risultati raggiunti. A questo incontro erano presenti i parenti dei soggetti trattati, i parenti di futuri possibili pazienti e il personale medico e psicologico del centro.
Ho quindi deciso un taglio fra il discorsivo e lo scientifico, supportato da parecchio materiale multimediale.

Non è mai facile spiegare la musicoterapia, men che meno la terapia vibrazionale.
La gente associa sempre questa parola alle musiche popolari e all'immagine di allegria e contesto di gruppo che la pubblicità, e la televisione in genere, associa spesso all'idea di benessere.
La musicoterapia invece è una formazione che abbraccia molti campi: medicina, psichiatria, neurologia, psicologia, fisica, sociologia e, non ultima, una profonda conoscenza del parametro sonoro musicale.


Per spiegare la terapia vibrazionale vorrei partire da alcuni documenti di uno studioso che ci ha lasciato proprio in questi giorni: Masaru Emoto.
Negli anni ottanta Emoto si è messo in testa di prelevare campioni d’acqua in vari paesi del mondo, ha congelato le provette e ne ha fotografato i cristalli.


Le formazioni cristalline rilevate non sembravano adeguarsi perfettamente alle teorie scientifiche sui cristalli d’acqua.
Guardate per esempio nelle varie zone degli stati uniti che forme assume l’acqua


Cos'è che da la forma ai cristalli dell’acqua?
Certo la scienza ci parla di pressione e temperatura, ma se questi fattori rimangono costanti, come sostiene Emoto, devono necessariamente esistere dei fattori ambientali di cui nessuno aveva mai tenuto conto.
Probabilmente Emoto si è ricordato di alcuni studi di cimatica che hanno dimostrato la capacità dei suoni di dar forma a particelle di materia, studi che già da anni avevano sorpreso i ricercatori di tutto il mondo.
Decise così di far ascoltare allo stesso campione di acqua, musica di diverso genere.
Ecco alcuni risultati.


Emotò riuscì così a dimostrare al mondo (a parte gli scienziati più ortodossi) che le vibrazioni sonore hanno un forte impatto sull'acqua, per non dire sull'ambiente in genere.
Se pensiamo che il nostro corpo è composto per il 70% di acqua (circa) possiamo intuire come la musica che ascoltiamo possa influenzare le cellule del nostro corpo.
Ma Emoto notò anche che nessuno di questi campioni riesce a raggiungere una figura geometrica ben definita, e continuò la sua sperimentazione con delle frequenze definite, singole vibrazioni.
Ecco alcuni dei risultati.


Questo studio ci dice che il modo stesso in cui parliamo e l’accordatura dei vari strumenti della musica che ascoltiamo produce risultati diversi sull'acqua e su tutte le forme di vita che ne sono alimentate.

Ecco perché non ci sentiamo tanto bene se riceviamo delle minacce mentre un grazie ci mette di buon umore.
Se non bastasse vi propongo il video di un esperimento molto suggestivo.


LA CIMATICA

Nel 1967 Hans Jenny perfezionò una serie di studi, nati da Galileo, sulla capacità del suono di influenzare la materia; tali studi diedero ufficialmente vita al ramo della fisica chiamato Cimatica (“Kimatic” è il titolo dello studio pubblicato da Jenny) i cui risultati sono alla base del nostro lavoro terapeutico.


Questo è il simbolo che le discipline orientali associano all’OM, il mantra più antico usato per la meditazione.
La foto però non proviene da un testo Buddista ma da un apparecchio costruito da Jenny: una base vibrante su cui si è posizionata della polvere di licopodio. Quando si è collegata questa base ad una riproduzione del mantra OM, la polvere si è posizionata nella figura che vedete.

Gli studi di cimatica di Jenny e quelli di Emoto arrivano agli stessi risultati: il suono ha un ruolo importante nel nostro equilibrio fisico e da qui al nostro benessere psichico.
Ma gli studi di Cimatica vanno più a fondo nel definire la differenza dei vari suoni.


Per spiegare il concetto di frequenza dovrei dilungarmi sui principi di acustica, ma li lascio volentieri alle vostre ricerche personali.
Per spiegare questa foto dico soltanto che le famose sette note che tutti conosciamo sono solo alcuni degli infiniti suoni esistenti.
Nello specifico, vediamo nella foto superiore un Do secondo un'accordatura a 432Hz mentre in quella sottostante un Do con accordatura a 440Hz.
Si può chiaramente osservare come la forma della prima foto sia molto più definita.


Lo vediamo ancora meglio rispetto al RE...

... e in modo chiarissimo sul SI.

Ora immaginate che al posto della sabbia ci siano le cellule del vostro corpo; preferite ascoltare musica basata sulle frequenze della foto in alto o quella in basso?

Mi spiace comunicarvi che in tutto il mondo 
si registra musica con intonazione a 440Hz.
Per questo esiste la musicoterapia!

Fortunatamente già da alcuni anni ci sono musicisti che stanno iniziando a comporre musica e a registrare alcuni brani famosi della musica classica e leggera a 432Hz.
Ci sono poi alcuni studiosi in vari campi legati alla medicina, che hanno cominciato a verificare gli effetti sull'uomo delle varie frequenze.
Si è però osservato che gli effetti non sono standardizzabili ed ogni persona reagisce in modo differente alle diverse musiche e frequenze.
Il mio lavoro è appunto quello di verificare quali suoni sono d'aiuto per i nostri pazienti.
A tal fine si può agire in più modi: attraverso l'ascolto di gruppo, l'ascolto individuale e la vibrazione diretta sul corpo.
Per il primo intervento è sufficiente uno stereo di buona qualità, per il secondo un paio di cuffie ma per il terzo intervento utilizzo un apparecchio che utilizza lo stesso principio della macchina di Jenny che abbiamo visto prima.
Posizionando l'apparecchio sul corpo, in appositi punti di maggior risonanza, si trasforma l'intero scheletro in corpo vibrante con un effetto immediato sulle cellule, sui tessuti e sugli organi interni.

A questo punto qualcuno si chiederà qual'è il legame fra il suono, la materia e l'uomo che giustifica questo tipo di intervento.
Ecco un video molto illuminante.


Dopo questa lunga premessa sulla terapia vibrazionale, veniamo ora allo scopo del lavoro: La Terapia per gli Stati Vegetativi.


L’intervento che ho effettuato in questi mesi, utilizzando proprio frequenze nate da questi studi, si proponeva di raggiungere questi obiettivi.

A tal proposito ho individuato alcuni parametri di osservazione che non necessitassero di apparecchiature sofisticate, ma che allo stesso tempo potessero essere di facile osservazione per evitare “impressioni personali”.
Da questa tabella possiamo notare che la frequenza del respiro, cioè il tempo impiegato per un respiro completo, è il parametro che ha subito il maggior numero di modifiche dopo l’intervento.
A seguire, un considerevole risultato si è avuto proprio sulle modalità personali del respiro: cioè il respiro affannato, quello impedito da catarro, il respiro irregolare, la capacità di riempimento dei polmoni e la presenza di apnee.
Direttamente legate a questi parametri, sono le osservazioni sulle modifiche del comportamento.


Ovviamente ogni paziente reagisce in modo diverso ad ogni parametro e ad ogni proposta singola.
Ma qui entriamo nella privacy dei pazienti …

C'è però un altro dato da rilevare in caso di pazienti in stato vegetativo: capire se e come il suono agisce sull'aspetto cognitivo. Le informazioni su questo tipo di paziente sono molto poche e attualmente non siamo in grado di perlustrare questo ambito.
Possiamo però trarre delle considerazioni illuminanti da alcune ricerche su quello che noi definiamo "mondo vegetale".




lunedì 20 ottobre 2014

Percepire ed esprimersi...!!!





Ciao a tutti
Oggi vi propongo un video di un collega che mostra uno dei momenti più intensi del lavoro di un musicoterapista: il raggiungimento del contatto relazionale all’interno di un percorso terapeutico.
IL RISULTATO per eccellenza, ciò che dà senso al nostro lavoro, al di la di mille altri benefici effetti collaterali che possiamo raggiungere con le diverse tecniche.

Ringrazio Tonino per avermi permesso di condividerlo.

Il video si apre con il paziente che si avvicina al terapista in modo disinvolto e tranquillo.
Direi che è troppo tranquillo per essere la prima volta che si incontrano ed è probabile che fra i due ci sia una storia di lunga data.
Sedersi accanto al terapista è infatti una dimostrazione di fiducia che non si conquista in poco tempo: il ragazzo ha avuto modo di valutare a lungo il terapista e ha sperimentato che non ci sono “pericoli”.

La fiducia è decisamente il primo ostacolo 
su cui il terapista deve lavorare con un lavoro complesso e lungo 
che mi porta sempre alla memoria il dialogo della volpe col “piccolo principe”; 
è un percorso spesso snervante, 
ma che dà enormi soddisfazioni quando si raggiunge il risultato.

Nel video vediamo che il Mtpista propone una stimolazione sonora con un’energia crescente dal P al F, passando continuamente dal melodico al ritmico.
Il Mtpista osa, con una produzione musicale decisamente complessa che il paziente dimostra di apprezzare. Questo conferma ulteriormente l’esistenza di un lungo percorso in cui il terapista ha potuto conoscere e sperimentare le capacità recettive del paziente.

Altro lavoro lungo e complesso che spesso mette a dura prova i nervi del terapista.

Il Mtpista sa di poter continuare ad osare nel momento in cui vede il paziente legarsi allo strumento con lo sguardo e ne ha la conferma quando vi appoggia sopra la mano; infatti ne approfitta ed intensifica anche il tempo della sua produzione sonora.
Ci vuole qualche secondo di attesa e poi succede.

È la sensazione del risultato raggiunto.
In quei momenti non pensi alle lunghe giornate di insuccessi 
alle attese di un qualunque segnale di apertura, 
alle mille tecniche messe in atto e ai lunghi periodi di osservazione 
per trovare un canale … per ottenere un contatto.

La tenacia che perdura nello sconforto delle numerose sedute infruttuose, acquista un senso nel momento in cui il tuo paziente si avvicina e prende in mano lo strumento che stavi suonando per lui; prova a riprodurre le stesse sequenze sonore con cui lo hai lungamente chiamato; sorride.
Si ricorda tutto! E dimostra di averti sempre ascoltato!

Io credo che noi terapisti lavoriamo per questo momento.
Non è certo un punto d’arrivo,
ma l’apertura relazionale è il primo passo per veicolare ogni altro possibile percorso.

Come si può definire tutto questo in un processo scientifico?
Ogni percorso è unico perché fondato sulla relazione fra quelle due persone 
e non può essere ripetuto da nessun’altro nello stesso modo.

Il nostro paziente inizia poi ad esplorare lo strumento per i fatti suoi; produce sequenze di proprio interesse, allontanandosi dalle modalità del Mtpista: cioè si esprime liberamente.

È qui che il paziente mostra il vero volto del sé più nascosto e ci apre la porta al suo mondo.
La sua performance espressiva ci fornisce i codici per una comunicazione sonora più profonda.

L’ambiente sonoro non cambia, grazie al fatto che la precedente proposta del Mtpista si basava su una melodia a corde vuote; questo permette al ragazzo di ritrovare quei suoni ad un qualunque tocco delle corde e sentirsi gratificato.
Ecco che il terapista ritorna all’attacco con nuove stimolazioni più intense.
Forse troppo, perché il nostro paziente comincia a togliere lo sguardo e dopo poco si nasconde dietro lo strumento utilizzandolo come barriera fra lui e il terapista.
Ma il Mtpista capisce che ha fatto bene ad osare quando vede che il ragazzo non scappa. Resta sempre li e continua l’esplorazione personale; anzi, ora inserisce anche la voce nella produzione espressiva.

E adesso?
Questo è uno dei momenti in cui non si sa mai come procedere.
Il paziente si esprime per comunicare, e allora è importante esserci;
oppure per intensificare la relazione, e allora occorre produrre qualcosa di nuovo;
oppure per seguire un personale viaggio esplorativo, e allora è bene stare zitti.
Il paziente vuole essere protagonista o ha ancora bisogno di sostegno?
Ecc …

Qui il terapista decide di insistere con un’ulteriore stimolazione ancora più intensa.
Il ragazzo reagisce con una fuga e decreta la fine di questa puntata.
Una punta di amarezza per qualche minuto, poi si pensa già alla prossima puntata …

Una seduta da festeggiare con una fetta di torta!!

venerdì 12 aprile 2013

Libertà e Personalità

Ogni volta che inizio un intervento in un nuovo centro mi chiedono perché lavoro con la porta chiusa, perché chiedo che ci sia silenzio intorno e che non entri nessuno.
Gli operatori che entrano nel setting mi chiedono perché passo la maggior parte del tempo ad osservare ed interagisco poco; perché lascio che gli utenti facciano ciò che vogliono senza intervenire nemmeno quando nascono conflitti; perché non li stimolo quando sono in silenzio o li calmo quando urlano.

ECCO PERCHE':


Solo che quando lo spiego io mi guardano come fossi pazzo; se lo dice un personaggio famoso è oro colato.

lunedì 25 marzo 2013

Io Sono Padrone delle Mie Emozioni


Prendo ancora spunto da una frase che gira da un po' di tempo in internet per un commento sulle emozioni:
FALSO
Questa frase appartiene a quel filone di pensiero per cui le mie azioni sono conseguenza degli eventi o delle persone che incontro, in pratica vuol dire dare la colpa di ogni propria azione all'altro.
Se così fosse dovrei avere diverse reazioni di fronte a persone diverse ma che fanno le stesse cose; così non è perché sappiamo tutti che abbiamo sempre le stesse reazioni di fronte a chiunque faccia una determinata cosa. Al massimo con alcuni reagiamo e con altri ci tratteniamo (Chiunque mi dia ordini mi fa arrabbiare, ma se lo fa mio figlio con un capriccio penso che non sia il caso di innervosirsi).
Dai filmati postati nelle scorse settimane dovrebbe risultare evidente che siamo noi a decidere quali reazioni avere di fronte agli eventi della vita e queste, giorno dopo giorno, determinano il nostro carattere.
Per tornare alla frase qui sopra possiamo dire che siamo noi a decidere i nostri atteggiamenti di fronte agli altri e la nostra personalità è l'insieme di questi atteggiamenti.
Le emozioni sono il ricordo di eventi passati e la consuetudine a reagire allo stesso modo davanti ad eventi simili; questo dimostra ancora di più l'importanza delle emozioni nelle relazioni quotidiane.
Un intervento di MusicoTerapia che vuole avere dei risultati a lungo termine deve necessariamente intervenire sulle dinamiche di azione e risposta che portano a risultati non soddisfacenti per il paziente; un tale intervento è possibile dirottando le emozioni che mette in atto il paziente con altre che portino a risultati da lui apprezzati. Per questo intervento io trovo molto utili gli studi di A. Lowen sui caratteri (vedi Bioenergetica).

Un'ultima considerazione sui casi estremi: quando viene messa in pericolo la vita propria o dei propri cari scopriamo avere delle reazioni non consuete che spaventano anche noi stessi. Questo non vuol dire che in quei casi è colpa dell'altro, ma solo che si risvegliano in noi degli istinti che abbiamo (in quanto animali) ma che teniamo rinchiusi.

mercoledì 31 ottobre 2012

Obama & Romney


Con l’avvicinarsi delle elezioni americane ho voluto giocare con gli spot televisivi dei due candidati per capire su quali impronte emotive hanno basato la campagna elettorale.
Sono infatti convinto che il consenso di un politico non stia tanto nei successi ottenuti, e quindi dovuto ad un confronto razionale, ma nella capacità di conquistare emotivamente le persone.
Ho preso quindi i primi due spot che ho trovato su youtube per conoscere quali messaggi emotivi vogliono comunicare; ne ho estrapolato ed analizzato i primi 30 secondi, senza entrare nel merito degli argomenti trattati.
Sappiamo tutti che lo spot viene studiato fino al minimo dettaglio, nascondendo tutto ciò che contrasta col messaggio principale; ma sappiamo anche che la personalità lotta continuamente per emergere e il linguaggio non verbale raramente si riesce a tenere sotto controllo.
Spero di essere rimasto imparziale.



TIMBRO
Entrambi i candidati hanno un timbro baritonale. La voce grave è il suono della serietà: “Voglio dirvi una cosa importante e vi chiedo di prestarmi attenzione.”
Su questo punto sono stati entrambi molto bravi, anche se non sfuggono alcuni suoni anomali.
O. mostra pochi velocissimi acuti sulle parole che pronuncia con più forza: tradisce emozione e passione per concetti importanti o una minore convinzione?
Propendo per la prima poiché i suoni non sono troppo acuti.
R. alterna i crescendo e decrescendo con un moto ondulatorio della voce: lo leggo come il prevalere di una personalità passionale.

MELODIA
Le frasi di O. sono quasi tutte brevi e con una linea melodica discendente; sono frasi assertive di chi è deciso e risoluto.
R. invece è molto più vario con frasi di diversa durata e una linea di saliscendi che da un effetto di maggiore varietà: ne risulta una minore drammaticità e un tono più colloquiale.
Come effetti negativi O. potrebbe dare l’idea di troppa decisione e rigidità, mentre R. di indecisione e confusione.

TEMPO
Con O. si potrebbe battere il tempo in 4/4 con 60 al quarto (un battito al secondo) e trovare sempre un accento sul battere; questo è sempre un segno di sicurezza in sé stessi e convinzione in ciò che dice (a prescindere dal fatto che sia reale o meno).
R. è molto più veloce e con continui cambi di tempo: alterna frasi veloci e lente, accelera e decelera continuamente. Probabilmente usa un tempo diverso per ogni argomento che tratta, in modo da mantenere l’attenzione, rischia però di creare confusione.

RITMO
O. mantiene un ritmo espressivo costante: parole veloci, straordinariamente a tempo, con un rallentamento finale e una pausa sempre molto lunga. È il ritmo del rap, una forma musicale che privilegia più il contenuto del testo rispetto al contenitore musicale. Ma è un rap melodico, un po’ più morbido.
R. è molto più veloce con un ritmo incostante; non ha rallentamenti sul finale preferendo arrivare direttamente alla pausa su cui si sofferma solo un attimo e poi riprende una nuova strofa. Usa anche lui un ritmo rap ma meno melodico: ha tante cose da dire in poco tempo.

MUSICA
Abbiamo visto che R. non mantiene tempo e ritmo costanti ma non sappiamo se ciò sia voluto.
La presenza della musica mi fa venire il sospetto di una compensazione.
Infatti la musica ha un ritmo ben cadenzato; sembra una musica di ambiente ma, al contrario di molti brani new age non ha accordi lunghi che rallentano o eliminano il concetto di tempo, questo brano ripete a tempo poche semplici note dando un effetto subliminale di andamento costante.

DINAMICA
Posso dire che entrambi mantengono una linea dinamica costante e in questo sono molto bravi.
Tuttavia in alcune frasi O. cala sulla chiusura; questo è spesso motivo di poca convinzione e contraddice quanto detto sopra a riguardo del tempo.
Nelle registrazioni R. è più sul Forte e O. sul Mezzo Piano, ma non so quanto sia dovuto al volume di chi ha diffuso il video.

SILENZI
I silenzi di O sono molto lunghi, come se volesse dare il tempo alla gente di ripensare ed assimilare ogni singola frase prima di passare oltre.
R. usa pause molto brevi e i silenzi sembrano solo un piccolo intervallo in cui riprendere fiato.
O. dà un segno di lentezza e R. di velocità.

VIDEO
O. si vede a sinistra dello schermo; la videocamera gli ruota intorno ma senza cambiargli posizione. Dopo poco si capisce il perché: compaiono le scritte sul lato destro. La ripresa sembra voler dare uguale importanza alla persona e ai concetti espressi.
R. è fisso al centro e riempie lo schermo con uno zoom lento ma costante.
Al centro dello schermo di R. c’è la sua bocca, mentre con O. si vede una spalla.
L’impatto visivo è di un R. più grande di O., come se si volesse ottenere una maggiore presenza fisica.
O. sembra chiedere al pubblico che lo si guardi con una prospettiva diversa, meno immediata e più riflessiva, mentre R. vuole parlare dritto alle persone dando loro subito ciò che si aspettano.
O. veste elegantemente su uno sfondo semplice (si fa per dire,visto che è la casa bianca, ma non è alla scrivania come molti predecessori per dare un senso di potere).
R. è vestito semplicemente ma lo sfondo è di una casa alto borghese.
Le foto di sfondo sono un punto fermo che non manca mai: sono un modo per catturare l’emotività mostrando cura e affetto per i propri familiari. Infatti entrambi le espongono sulla sinistra di chi guarda (il lato emotivo).

SGUARDO
Lo sguardo di entrambi è talmente fisso sullo schermo da essere inquietante. Sembra che si allenino a non sbattere mai le palpebre.
Lo sguardo fisso è un modo per mantenere il contatto e non far allontanare l’ascoltatore, ma è anche un segno di comando per chi vuole tenere il controllo della conversazione.

CORPO
Si nota subito la rigidità del busto di entrambi.
O. associa una rigidità anche della testa che si muove pochissime volte in segno di assenso per sottolineare e rafforzare i concetti.
La testa di O. rimane leggermente curva sul suo lato destro, come a ripiegarsi su concetti specifici.
A sopperire questa rigidità vediamo un forte uso delle mani che non stanno quasi mai ferme.
R. invece si muove moltissimo sia col corpo, che ondeggia avanti e indietro, che con la testa, alternando di continuo i due profili.
Non mi addentro sui movimenti facciali perché ci dicono poco sull’emotività complessiva.
Nel complesso O. sembra voler trasmettere calma mentre R. sembra pronto a mettersi in azione.

MANI
Entrambi i video mostrano un primo piano che tiene le mani abilmente nascoste; sappiamo infatti tutti che le mani rivelano molto di ciò che una persona pensa mentre parla.
Ciò premesso notiamo che le mani di O. si vedono spesso ma ripetono sempre gli stessi due gesti; o si vedono le due mani nel segno della sfera, un simbolo di unione, o la singola mano che punta, come per fermare un concetto.
Le mani di R. invece sembrano legate alla sedia, infatti non si vede nemmeno un movimento delle spalle.
Anche se i due personaggi scelgono modalità diverse, entrambi mostrano un comportamento non naturale (e non solo per noi italiani che siamo abituati a gesticolare molto).

ARMONIA
Mettiamo in relazione la voce con i movimenti del corpo e lo sguardo.
I canali di comunicazione sembrano abbastanza armonizzati per entrambi.
Nel complesso O. si dimostra una persona molto controllata che manifesta tranquillità e sicurezza mentre R. sembra tenere a freno una personalità esuberante ed energica.
Evidentemente parlano a due target diversi di persone.

sabato 29 settembre 2012

Tranquillità



Premessa
Anche questo gruppo ha scelto autonomamente lo stato emotivo da eseguire e deciso le caratteristiche sonore per rappresentarlo.

Osservazioni
Hanno scelto di rappresentare lo stato di tranquillità e a mio parere possiamo trovare molti parametri a favore ma anche qualcuno contrario e questo produce un effetto generale molto ambiguo:
- lo strumento che più risalta è la percussione dei due legni con un ritmo ben definito di 4/4 e con una dinamica F, caratteristiche che mantiene fino alla svolta conclusiva in cui rallenta sull’ultima battuta prima di smettere. Sono i parametri di una canzone da ballo e infatti produce una grande energia in contrasto con gli altri strumenti.
- Tutti gli altri hanno un comportamento molto diverso: una dinamica che varia da MP a PP, un tempo che rallenta velocemente per adagiarsi sul molto lento fino alla fine.
- il contrasto è fortissimo ed è sottolineato dalla dislocazione spaziale degli strumentisti: quattro di loro sono più vicini tra loro e ben allineati a semicerchio, il percussionista invece siede poco distante e girato di fronte.

Intervento
È evidente che il nostro percussionista vive un livello energetico diverso dal resto del gruppo che, invece, ha trovato una buona intesa su questo parametro.
Nella mia esperienza ho potuto costatare che il livello energetico influisce enormemente sulle dinamiche relazionali; mantenere un livello elevato, anche se lo si vive in modo inconsapevole, implica un grande sforzo, rigidità muscolare e comportamentale, poca attenzione al mondo attorno e volontà di relazionarsi con schemi fissi.
Mi piace pensare alla metafora del viaggio; viaggiare a piedi mi permette di essere più sereno ed accorgermi di tutto ciò che avviene intorno, posso cambiare strada in presenza di un ostacolo e fermarmi a salutare un amico o guardare una vetrina. Quando viaggio in macchina vado dritto per la mia strada senza accorgermi di nulla.
Un ipotetico intervento su questo gruppo, ipotizzando che il nostro percussionista mostri spesso questo comportamento e non sia un evento sporadico, non può prescindere da un lavoro sul suo livello energetico per avvicinarlo, quanto più possibile, a quello degli altri.
Bisogna anche che il terapeuta presti attenzione al proprio livello energetico che, secondo me, dovrebbe essere sempre più basso di tutti, per poter cogliere quanto avviene nel setting (ma non tanto basso da rimanere inerti).

lunedì 17 settembre 2012

Risata



Premessa
In questo filmato potete vedere alcuni ragazzi a cui ho chiesto di esprimere un’emozione qualsiasi attraverso i suoni; dopo un breve consulto hanno scelto di manifestare uno stato di gioia.
Non sono persone che avevano una qualche formazione in questo senso, ma solo i partecipanti ad una seduta estemporanea di musicoterapia in cui si è discusso, con parole e suoni, intorno alla relazione fra musica ed emozione. I ragazzi del video hanno avuto alcuni minuti per accordarsi su quale emozione scegliere, le modalità sonore con cui rappresentarla, i tempi e gli strumenti da usare.

Osservazioni
Io trovo che questo brano contenga, nel complesso, molti parametri della risata:
-          Un inizio FF, quasi esplosivo (come succede dopo una barzelletta)
-          Il ritmo deciso in 4/4; il ritmo tranquillo della canzone popolare. Per intenderci non è un ritmo serrato e veloce che potrebbe creare tensione, ma più tendente alla passeggiata. Deciso ma rilassato
-          Su questo si inserisce un secondo ritmo molto diverso e meno definito
-          Il tutto dà un senso sia di cadenzato che di impreciso, tipico della risata che esplode improvvisa.
-          La terza ritmica riprende la prima e manifesta un chiaro senso di cadenza, tipica della risata prolungata
-          Le tre ritmiche che entrano separatamente e in tempi molto stretti (3 battute consecutive per un totale di pochi secondi) danno un senso di crescendo, seppur molto veloce. Forse questo riduce il senso di esplosione della risata; è meno spontaneo e più ragionato.
-          Su questo si inserisce la melodia, anch’essa a tempo, su un registro molto acuto; la risata infatti si sviluppa sulle note alte.
-          La melodia è decisamente in 4/4 e si sviluppa come una breve sequenza ripetuta più volte in modo molto simile, proprio come gli “ha, ha” di una risata.
-          Tutto continua per meno di un minuto fino a diminuire lentamente, a singhiozzi; tipico proprio della parte finale di una lunga e grassa risata.

venerdì 7 settembre 2012

Comportamento Rigido 2


Premessa
Nell’analisi privilegio i comportamenti duraturi e ripetuti nel tempo, perché più legati alla personalità; gli episodi sporadici, al contrario, è facile che vengano indotti da stimoli momentanei.
Per esempio, se io faccio sempre lo stesso percorso per andare al lavoro posso essere definito un abitudinario anche se qualche volta, per  il troppo traffico, ho provato strade alternative.
Preciso ancora che la mia analisi non si estende alle cause che inducono la persona a suonare in quel modo, perché, ammesso di riuscire a scoprirle, non mi aiutano nel raggiungere il mio obiettivo. Io voglio suonare con questa persona e aiutarla a suonare con gli altri.

Osservazioni
- Risalta subito il movimento rigido che trattiene la bacchetta sul metallofono e non lo lascia vibrare. È una costante di questa prima fase che dimostra una rigidità di approccio alla novità. Il metallofono infatti, se lasciato vibrare, produce un suono indefinito e non controllabile (vedi classificazione degli strumenti di Spaccazzocchi) ed è poco amato da chi ha un forte bisogno di controllo. A dimostrazione di ciò possiamo notare che più passa il tempo e più cresce la conoscenza dello strumento e viene lasciato vibrare lo strumento.

- Anche il movimento per toni congiunti (cioè si muove da un metallo a quello immediatamente vicino) lascia trasparire un approccio rigido. Si muove con circospezione e piccoli passi, tenendo tutto bene sott'occhio.

- La forza con cui colpisce lo strumento è la stessa con entrambe le mani e rimane invariata nel tempo; altro segno di rigidità.

- Il movimento sullo strumento è costante e ripetitivo tanto che riusciamo a percepire il ripetersi di una melodia; è il tipico comportamento di chi non si fida e cerca sicurezze.
Con il tempo si lancia in variazioni sia del movimento che della melodia e ciò denota un lento sciogliersi della rigidità e un inizio di perlustrazione.
Questi ultimi passaggi, seppure richiedono alcuni minuti, non sono molto lenti per un soggetto disabile e lasciano intravedere comunque una minima capacità di adattamento; non rimane fissa sulle proprie posizioni ma si adegua all'ambiente, anche se lentamente.

- Da notare anche che si muove sullo strumento con entrambe le mani, prima alternate e poi in contemporanea, come se non avesse predilezione per nessuna. Infatti perlustra da subito tutto lo strumentario fermandosi su una nota per volta, ripetendola più volte.

- Le mani non si incrociano e i passaggi da una nota all'altra sono sempre lenti, a dimostrazione di un controllo di sé.

- Alterna momenti di staticità sulle stesse note a momenti di passaggio fra diverse note; come se dopo aver conquistato una nuova esperienza avesse bisogno di confermarla. L'irregolarità di quest'alternanza può far anche pensare a momenti di assenza in cui ripete il movimento in modo stereotipato, ma in tal caso l'intensità del colpo dovrebbe subire qualche variazione.

Intervento

Qualunque tipo di approccio ad una simile personalità deve contemplare un lungo periodo di osservazione senza intervento; occorre confrontare nel tempo i movimenti e i segnali di apertura. Solo quando questi segnali saranno costanti, cioè non sporadici, sarà possibile intervenire.
Avvicinarsi a questa persona richiede piccoli interventi di breve durata e una costante verifica delle risposte; probabilmente ad ogni intervento ritornerà ad una fase di rigidità. Quando ciò non avverrà più, o più realisticamente, quando avverrà lentamente o con una rigidità inferiore, allora potremo pensare di essere stati accettati e proseguire con un intervento più deciso.
Il mio consiglio per un intervento di musicoterapia è di lavorare proprio sui tempi di adattamento agli stimoli.
Proponendo vari stimoli di durata sempre maggiore (da un secondo in su) e con un intervallo sempre minore fra uno stimolo e il successivo (cominciando ogni 30 minuti) si abituerà la persona a confrontarsi con le novità e si stimoleranno nuove capacità di reazione che porteranno la persona ad aprirsi sempre più a nuove relazioni.
Il tipo di stimoli da proporre devono dedursi dall'osservazione iniziale; si parte ovviamente da ciò che piace al singolo paziente per effettuare cambiamenti piccoli e poi sempre maggiori.

martedì 3 aprile 2012

COMPORTAMENTO RIGIDO




 Premessa
La persona di questo filmato ha tenuto un comportamento prevalentemente stabile per tutto il tempo.
Nell’analisi privilegio i comportamenti duraturi e ripetuti nel tempo, perché più legati alla personalità; gli episodi sporadici, al contrario, è facile che vengano indotti da stimoli momentanei.
Per esempio, se io faccio sempre lo stesso percorso per andare al lavoro posso essere definito un abitudinario anche se qualche volta, per  il troppo traffico, ho provato strade alternative.
Nello specifico, io direi che la persona del filmato ha spaziato sulle 5 note prevalentemente con la mano sx.
Preciso ancora che la mia analisi non si estende alle cause che inducono la persona a suonare in quel modo, perché, ammesso di riuscire a scoprirle, non mi aiutano nel raggiungere il mio obiettivo. Io voglio suonare con questa persona e aiutarla a suonare con gli altri.

Osservazioni
- In questa esecuzione possiamo notare un funzionamento di base dei due emisferi cerebrali: il sinistro rivolto al particolare (suona solo una nota con la mano dx) e il destro che ha una visione generale (suona tutte le note con la mano sx).
[Come è noto, ogni emisfero cerebrale comanda il lato opposto del corpo]

- Non incrocia mai le mani, né suona con una mano le note destinate all’altra mano: tende a voler tenere separato l’aspetto cognitivo da quello emotivo.

- Suono F continuo: carica energetica alta. Il fatto che non modifichi l’intensità nel tempo, potrebbe indicare che questa energia fa parte della sua personalità e non è legata ad un episodio momentaneo.

- Suona F con la mano sx e FF con la dx: sembra mostrare un uso privilegiato dell’aspetto cognitivo.

- La mano dx ferma sulla stessa nota con una ritmica costante mostra una persona abituata a seguire schemi di comportamento rigidi.

- Anche la mano sx, che spazia in modo ripetitivo battendo più volte sulla stessa nota prima di passare a quella successiva, mostra l’abitudine a comportamenti schematici e una bassa abitudine alle variazioni. Non è una persona abituata a liberare le emozioni.

- La mano sx mette in atto una sequenza di note congiunte che la avvicina, lentamente, alla dx: come se il lato emotivo fosse subordinato a quello cognitivo.

- Il movimento per toni congiunti ci indica anche che è abituata a fare piccoli passi; la ripetitività della stessa sequenza sonora mostra la ricerca di sicurezza. Non è una persona spericolata ma molto controllata.

- Il passaggio da una nota all’altra della mano sx non è fluido: poca spontanea; sembra concentrata nell’esecuzione di un compito che non le riesce bene.

Metodica e ostinata, sembra eseguire uno schema mentale più che giocare liberamente .
È una persona a cui avvicinarsi per piccoli passi e con uno schema ripetuto che le dia il controllo di cosa sta succedendo.
Io tenderei a lasciarle i primi incontri di totale libertà avendo cura di farle trovare il setting sempre uguale.
Mi aspetto una sequenza sonora e comportamentale rigida e ripetuta nei diversi incontri;
se è così posso tentare di avvicinarmi con la tecnica del rispecchiamento per stabilire un primo contatto. Il passo successivo sarà di lavorare su piccole modifiche dei parametri sonori.