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martedì 1 settembre 2015
Ciao Oliver
"Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall'aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l'uomo cade radicalmente in preda alla malattia."
(Oliver Sacks)
lunedì 10 agosto 2015
Umiltà
Vorrei dedicare queste vignette a tutti noi, quando non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci poniamo e quando litighiamo con i colleghi perché sottovalutano il nostro lavoro.
A tutti quelli che vedono la propria professione come "la cosa più importante del mondo".
Quelli che: "io lo so cosa è giusto"
Salviamo le relazioni quotidiane, che sono l'unica certezza che abbiamo.
Preoccupati di essere felice e non di avere ragione (Budda)
lunedì 3 agosto 2015
giovedì 25 aprile 2013
Riconoscere La Bellezza
Questa ve la giro così come è arrivata a me.
Video Youtube
Articolo da "La Repubblica"
Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni.
Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.
Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".
Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"
Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni.
Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.
Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".
Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"
Ho ricercato documenti che confermassero la storia:
Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Joshua_Bell
Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Joshua_Bell
Video Youtube
Articolo da "La Repubblica"
giovedì 4 aprile 2013
Lode a Jannacci
Ogni terapeuta ha, o dovrebbe avere, uno o più brani
musicali di riequilibrio.
Brani che aiutino il corpo e la mente prima di un
intervento, durante e dopo.
Il mio brano preferito è questo (versione tratta da “Quando un
musicista ride” 1998):
Al di là delle biografie storiche e musicali su Jannacci, io
lo ricorderò per i suoi silenzi: le pause fra due note; le attese fra un ritmo
e un cambio; gli intervalli tra una tromba e un tamburo; gli sguardi fra parola e musica.
Grazie Enzo
mercoledì 27 febbraio 2013
Libertà E’ Partecipazione
Le elezioni sono sempre un momento di riflessione e queste,
in modo particolare, stimolano molti pensieri.
Ancora una volta ha vinto chi ha urlato di più, chi ha
promesso un mondo migliore presentandosi come il salvatore dei torti senza
macchia e senza paura. Noi ci arrabbiamo, tifiamo, speriamo e il giorno dopo
dimentichiamo!
Siamo tutti, TUTTI, affetti dalla sindrome del supereroe:
viviamo pensando al superfluo, abbandonando ad altri le decisioni importanti
sulla nostra vita, convinti che un uomo forte ci proteggerà da tutti i mali.
In un post precedente “La vera Rivoluzione” ho già mostrato
il mio pensiero su come il nostro futuro è nelle relazioni che costruiamo, nel
saper condividere la vita quotidiana, le esperienze, le forze e i talenti. Senza
aspettare che un governo o un capo ci dica come vivere.
Sai fare il pane? Fallo per tutto il palazzo! In cambio
riceverai i detersivi fatti in casa o un lavoro da idraulico, un formaggio o
una baby-sitter, la pasta fatta a mano o la dichiarazione dei redditi
compilata.
Riprendiamoci la nostra vita.
Io vivo in una comunità di famiglie dove cerchiamo di
aiutarci nelle piccole necessità quotidiane; so che la relazione non è sempre
facile, ma la vita da soli è ben peggio.
Sono molte le spinte a vedere il prossimo come un nemico per
le idee diverse, il colore della pelle, il lavoro che fa, ecc; ma è proprio
questo che ci fa sentire soli e spaventati. La solitudine crea l’angoscia e la
frustrazione dell’impotenza. La relazione da speranza.
Se siamo soli, siamo facilmente influenzabili: compriamo ciò
che vuole la pubblicità, paghiamo le tasse senza protestare, ecc. Senza pensare
al complotto globale, siamo semplicemente più influenzabili.
Potrà mai questo sistema cambiare? Lui no, ma TU SI. NOI
possiamo vivere senza.
Senza le parole dei politici che vogliono farci vedere gli
altri come nemici, senza la crisi economica che annulla il benessere delle
relazioni e senza la rabbia del razzismo che ci impedisce di girare per strada guardando il prossimo come
un amico.
Cominciamo OGGI, suonando alla porta del nostro vicino.
Creiamo la nostra rete, indipendente dal sistema. Questo è sentirsi PARTECIPI
della vita collettiva, questo solo ci darà la LIBERTA ’.
La povertà delle elezioni risiede nella loro capacità di
dividerci.
Dobbiamo Resistere!
Se oggi, ancora una volta, il giorno dopo le elezioni,
saremo tornati alla vita quotidiana, avremo perso un’occasione importante per
cambiare la nostra vita: saremo colpevoli della nostra situazione e non avremo
più diritto di indignarci.
Vi lascio con due frasi che sento molto importanti.
“Al di là del torto e
la ragione, contano soltanto le persone” (Vecchioni)
“Sii il cambiamento
che vuoi vedere avvenire nel mondo” (Gandhi)
domenica 10 febbraio 2013
Emozioni a Comando?
Ancora una volta prendo spunto da un’immagine che gira in
internet per proporre alcune riflessioni.
Il caso ha voluto che nello stesso giorno ricevessi al
mattino l’ennesima richiesta di “musiche allegre per far divertire bambini” e
la sera questa frase.
Anch’io anni fa, all’inizio dei miei studi di MusicoTerapia,
nonostante leggessi da più parti che le emozioni sono personali (primo fra
tutti Benenzon che si schiera contro la “musica-pillola”), mi chiedevo se fosse
proprio vero o se esistessero dei parametri sonori capaci di generare emozioni
specifiche.
Forte dei miei studi di composizione, ho iniziato un piccolo
esperimento: ho chiesto ad alcune persone di ascoltare una serie di brani (molto
vari), chiedendo loro di dare un nome alle emozioni vissute prima, durante e
dopo l’ascolto.
Ho così dimostrato (almeno a me stesso) i due principi che
mi guidano ancora oggi nella pratica terapeutica:
1 è raro che due persone provino la stessa emozione
ascoltando lo stesso brano
2 ognuno di noi tende a vivere emozioni simili all’interno
di brani anche molto diversi.
(Lascio ad altri la spiegazione dei perché e i legami con i
propri vissuti.)
Non voglio dire che un brano musicale viene letto totalmente
in modo soggettivo da ognuno di noi.
Con l’esperienza ho notato che la musica ha delle
caratteristiche proprie con cui contagia chiunque le ascolti: per esempio, trasmette un certo livello di energia a seconda del tempo e ritmo di cui è composta, i
silenzi favoriscono l'introspezione, le cadenze armoniche lavorano sull'integrazione, la varietà melodica, le variazioni
dinamiche, la presenza di uno o più strumenti, la polifonia, la ripetitività, i
riverberi, ecc…
Tuttavia non basta, fra l’insieme di tutti questi
parametri e lo sviluppo di un’emozione rimane uno scarto che ognuno di noi riempie in modo
differente; è per questo che non si può essere certi che un dato brano
susciterà un’emozione determinata in chiunque lo ascolti.
Basta pensare che gli studiosi delle emozioni si stanno
ancora chiedendo se:
“di fronte ad un
pericolo, scappiamo perché abbiamo paura o abbiamo paura perché scappiamo?”
In alcuni casi, comunque, ciò avviene; questo, per chi vuole approfondire il tema, apre un interessante dibattito sul rapporto fra gli ISO di Benenzon e l'omologazione sonora di cui siamo tutti vittime.
Il secondo punto è altrettanto importante; molti studi,
provenienti da diverse discipline, fanno notare come ognuno di noi (uomo e
animale in genere) sia solito riproporre gli stessi schemi comportamentali anche
in situazioni diverse (ovviamente, con modalità relazionate alle capacità
cognitive).
Ebbene, sembra che ciò avvenga anche con le emozioni, che
sono appunto il nostro modo di interagire con l’ambiente; in noi si risvegliano
emozioni simili anche di fronte a stimoli totalmente diversi (e lo dico dopo
aver sottoposto le mie “cavie” all’ascolto di “Lupin III” e di Berio).
Questa informazione è di vitale importanza per noi mtpisti
impegnati nello sviluppo di relazioni; nuove relazioni infatti permettono di
acquisire nuove capacità, nuovi schemi, nuove modalità espressive, da poter
utilizzare nelle diverse situazioni della vita per ottenere il risultato più
soddisfacente.
Proprio in questi giorni … guarda le combinazioni … ho
iniziato il libro in cui ha incontrato questa frase:
…non ho alcun dubbio
che un uomo sia capace di vivere da solo, ma sono convinta che comincia a
deperire nell’istante in cui si chiude alle spalle la porta di casa sua.”
(J. Saramago, La Caverna )
PS: Ho riportato tutti i dettagli dell'esperimento nel primo capitolo della mia tesi.
domenica 27 gennaio 2013
La Vera Rivoluzione
La rivoluzione non è fatta di pietre e di pistole.
La vera rivoluzione è
bussare alla porta del vicino;
fare qualcosa per lui,
con il mio tempo e le mie mani,
e scoprire che anche lui
può fare qualcosa per me.
In questo modo si crea rete,
amicizia e condivisione,
senza che la moneta ci divida.
In questo modo si sopravvive
anche in un momento di Crisi.
Forse la rivoluzione è fatta anche
dalla scelta di vendere il televisore,
accantonare i Romanzi,
le Riviste e i Social Network
per i momenti di svago
e usare il tempo per approfondire qualche tema sociale
senza credere, passivi, ai racconti di altri.
MA
La vera rivoluzione è unirci
per risolvere i bisogni che possiamo;
quelli più grossi, esporli a chi ci comanda
con una forza superiore
a quella delle mafie, delle multinazionali,
delle banche o lobby varie.
La vera rivoluzione nasce
quando comprendo che
il vero colpevole dei miei problemi
è la mia solitudine.
martedì 1 gennaio 2013
SUONA
SUONA
Tu che sei Allegro, Triste o Arrabbiato.
Se una forte Emozione ti brucia dentro
SUONA.
Un Pianoforte o un Cucchiaio sul tavolo
SUONA
Soprattutto, se non “sai suonare”
SUONA E BASTA !
Non pensare
Se saprai rompere gli schemi
Ciò che farai
SARA’ emozionE .
Libera la Paura, la Noia, la Serenità
SUONA
Non per esibirti
SUONA PER TE STESSO
Perché solo dopo
- Qualunque cosa tu abbia prodotto -
Solo dopo averlo fatto
Saprai cosa vuol dire
VIVERE.
mercoledì 5 dicembre 2012
MusicoTerapia è Vivere l'Adesso
Qualche settimana fa mi è arrivata questa
immagine; certo è una delle solite
frasette che girano spesso in rete, ma per me è stato lo stimolo per un’ennesima
riflessione su come vivo io la musicoterapia.
Una delle cose che mi riesce difficile ancora adesso è spiegare
cos’è la MT a chi non ne sa nulla; cosa facciamo noi di diverso da un
educatore, un medico o uno psicologo?
Non parlo del mezzo relazionale che, ovviamente, è unico; né
dell’obiettivo ultimo del nostro percorso: noi sviluppiamo relazioni attraverso
la musica.
Ma c’è di più.
Qual è lo scopo delle nostre singole azioni? Perché, se
un dato paziente manifesta quel comportamento, c’è bisogno della nostra
figura e non di un’altra?
Perché noi quel comportamento lo viviamo! Lo
attraversiamo insieme al nostro paziente.
Altre figure osservano quel comportamento per cercarne
le cause e stabilirne le cure, e sono mestieri con cui è importante
collaborare per il benessere ultimo del paziente.
Tuttavia, chiedersi il “perché” di un comportamento
significa indagare nel passato di una persona con la speranza che ciò le porti
un miglioramento nel futuro.
Ma il presente? Chi vive il presente insieme a quella
persona?
Per noi musicoterapisti quel comportamento non è il sintomo di una
patologia ma una forma di espressione con cui entrare in contatto. Quel
comportamento “è” il nostro paziente in
quel momento.
È una differenza non da poco che forse abbiamo sperimentato
anche sulla nostra pelle; quanti consigli inutili hanno riempito i nostri
momenti difficili mentre ci siamo sentiti soli dentro al nostro problema.
Molto spesso si pensa di aiutare chi vive una difficoltà
sviandola dal presente e facendole pensare al futuro.
Nella frase del Dalai Lama
leggo invece un invito a stare nel presente e viverlo per quello che è; il
difficile compito di chi vuole essere davvero di aiuto agli altri è ESSERGLI
VICINO NEL PRESENTE.
Se oggi Matteo batte un legnetto o resta zitto per un’ora, è
importante essere li con lui a battere quel legnetto o restare zitti.
Quando tratti una malattia puoi vincere o perdere. Quando ti prendi cura di una persona vinci sempre, qualunque sia il risultato.
Patch Adams
Secondo Plutchik AMORE è un’emozione composta
dalla unione di GIOIA e ACCETTAZIONE. Ed è tutto dire.
Lasciamo ai medici l’indagine di cause e colpe; noi
occupiamoci della persona, adesso; accettandola per quella che è.
lunedì 2 aprile 2012
L’IMPORTANZA DI OSSERVARE
Uno degli aspetti più interessanti
del mio lavoro è la possibilità di conoscere personalità di ogni tipo.
Non solo
ci si accorge di quanto sia vario il genere umano, ma anche lavorando per lungo
tempo con uno stesso paziente ti rendi conto di come si possa cambiare nel
tempo. Ogni incontro è una sorpresa: c’è chi non entra nella stanza senza un
tuo invito e ad un tratto lo vedi irrompere inaspettato; oppure puòo passare
intere sedute senza toccare nessuno strumento e poi appassionarsi ad un tamburo
senza riuscire a staccarsene.
Per questo è importante, soprattutto
con la malattia psichiatrica, osservare quale aspetto del carattere oggi quel
paziente ha deciso di far emergere e quale tenere nascosto. È su questa
osservazione che si dovrà strutturare l’intervento, più che sulla lettura delle
cartelle (quando è possibile) o la presentazione dei servizi o dei familiari.
La
persona con cui lavori sarà il frutto della tua relazione con lei e sarà
diversa da quella che ha con chiunque altro.
In questi dieci anni di lavoro
l’aspetto su cui ho dovuto impegnarmi di più è proprio l’osservazione dei pazienti nella prima fase della seduta.
Tendo
a non dare indicazioni verbali perché il solo presentare una stanza con degli
strumenti è già un’indicazione forte di cosa si vuole che la persona faccia.
Osservo come si avvicinano allo
strumento, come lo usano, se e quanto suonano e infine, la parte più
importante, il prodotto sonoro. C’è chi si avvicina lentamente allo strumento
per poi suonare fortissimo per lungo tempo e chi dedica pochi secondi a vari
strumenti; chi sperimenta continuamente nuovi suoni e chi ripete ossessivamente
la stessa sequenza.
Solitamente la modalità di approccio allo strumento si modifica nel tempo, sia
durante la stessa seduta che da un incontro con l’altro, proprio come si
modificano le relazioni mano a mano che ci si conosce di più; in pratica, è da
qui che osservo il livello di apertura relazionale del paziente.
Il
prodotto sonoro, invece, subisce poche modifiche ed è un ottimo indicatore
degli effetti del percorso terapeutico.
Dopo questa osservazione decido se
e come avvicinarmi.
Di volta in volta, poi, si
metteranno a confronto i dati raccolti per definire quella che Benenzon chiama
l’ ”identità sonoro-musicale”, e con questa mi confronto con le altre
figure professionali che si occupano delle stesse persone.
La mia analisi non tiene conto del
giudizio estetico perché il prodotto sonoro non è mai “bello” o “brutto” ma è
una descrizione della personalità e delle emozioni di chi suona.
Da ultimo tendo sempre a precisare
che non faccio analisi della psiche; non mi chiedo “perché” suona in quel modo,
mi limito a leggere il materiale sonoro e usarlo per creare relazioni.
Il mio non è un approccio strettamente
scientifico e mi guardo bene dal ritenere “incontestabili” le mie osservazioni;
direi che è il mio tentativo di mettere in pratica le letture sul linguaggio
non verbale.
Nei prossimi appunti mostrerò
qualche esempio e spero che qualcuno abbia voglia di confrontarsi su questo
tema per un vicendevole aiuto.
venerdì 9 marzo 2012
Pensieri di un MusicoTerapista
Da 10 anni faccio questo lavoro e ancora mi stupisco
dell’abisso che mi divide dalle altre figure professionali nell’aiuto alla
persona.
Io non guarisco nessuno, non somministro medicine ne rassicurazioni
verbali, non analizzo i processi di pensiero ne insegno comportamenti “giusti”
o “sbagliati”.
Io suono e faccio suonare! Tutto qui.
Non insegno nemmeno a “suonare correttamente” ma, anzi,
lascio i miei ragazzi liberi di fare ciò che vogliono, convinto che
l’espressione delle emozioni aiuta a conoscere se e l’altro, crea relazioni e
mette in atto un processo personale di auto-guarigione. Solo il “malato” ha il
potere di guarirsi. Io al massimo cammino insieme a lui.
E lo osservo.
Se vedo un ragazzo che picchia un pugno sul muro io osservo
COME LO FA.
Se ha un ritmo accelerato e una dinamica FF ci posso leggere
della rabbia e provo ad avvicinarmi a questa emozione contattandola sugli
stessi parametri sonori; cerco una relazione a livello emotivo.
Sono convinto che è questo ciò che mi chiedono tutti i miei
pazienti: relazione.
Nel pieno rispetto della loro emozione di quel momento,
senza giudicarla o intervenire per modificarla.
Vivo la loro emozione con loro.
Perché le emozioni non sono mai positive o negative, ma
funzionali al bisogno del momento.
Non fornisco una musica-pillola per cambiare le emozioni che
non piacciono ne mi lancio in voli psicologici per spiegare perché un tal
ragazzo vive la tal emozione. La vivo con lui e basta.
E quanti pugni ho preso nella convinzione che sia importante
restare nella relazione in qualunque stato emotivo, anche la rabbia.
Dico queste cose da molti anni ma ancora mi stupisco ogni
volta che sento dire “calmati” ad una persona arrabbiata, o “non piangere” ad
una persona triste.
Chi non conosce le emozioni ne ha paura e chi non ha mezzi
per gestirle, come la musica, tenta sempre di portare la relazione al livello
cognitivo.
Ma in un mondo che insegna ad usare la ragione e nascondere
l’emozione, quale futuro hanno le persone disabili? Può davvero aiutare un’ora
alla settimana di libera espressione quando tutto il resto del tempo il nostro
ragazzo vive esperienze contrarie?
Io, voi e tutti gli altri esseri umani, che futuro avremo se
non riusciremo a trovare un giusto equilibrio fra espressione emotiva e
cognitiva?
SUONATE QUINDI, o datevi a qualunque forma d’arte così come
siete capaci, SENZA TEMERE GIUDIZI; perché non dobbiamo mostrare se siamo
bravi, ma VOGLIAMO SOLO ESPRIMERE LE NOSTRE EMOZIONI.
NON E’ FORSE QUESTO IL VERO SENSO DELL’ARTE?
lunedì 27 febbraio 2012
Il Senso della Musica
Perché la musica esiste?
Da dove viene?
Perché scienziati, filosofi e musicisti si arrovellano da secoli per dare un senso alla musica?
C’è chi afferma che sia una conseguenza dello sviluppo del linguaggio e non ha senso di per sé, e chi fa notare che l’oggetto più antico mai ritrovato è un flauto d’osso di 50.000 anni fa, forse prima dell’origine del linguaggio.
È impressionante sapere dal fisico e musicologo Levitin che nel 2005 gli statunitensi hanno speso molti più soldi per la musica che per il sesso o le medicine . Ho voluto controllare i dati italiani e ho scoperto che nel 2007 abbiamo fatto lo stesso.
Se tante persone provano attrazione per ciò che Levitin definisce “un’ossessione umana”, ci deve pur essere un motivo.
Secondo Edgar Varese, la musica non è altro che un insieme organizzato di suoni.
A pensarci bene, notiamo che in ogni attimo della nostra vita siamo raggiunti da un qualche tipo di suono o rumore. Alcuni li conosciamo e siamo così abituati a sentirli che non ci facciamo più caso; altri invece ci sorprendono. Per ogni suono abbiamo una reazione diversa: alcuni li troviamo divertenti, altri noiosi, altri ancora ci danno il tormento. Sembra che nessun suono sia privo di complicazioni emotive.
Se poi pensiamo ai suoni forti che ci fanno letteralmente saltare per aria e a quelli più morbidi che facilitano il rilassamento, notiamo che anche il nostro corpo è coinvolto nella recezione dei suoni.
Da ultimo notiamo che alcuni suoni risvegliano ricordi di ambienti e persone e la viva sensazione di essere in un determinato posto e in uno specifico momento; si può dire che i suoni siano d’aiuto per un legame che alcuni definiscono “spirituale”.
Sembra, insomma, che ogni singolo suono abbia una forte risonanza in ognuno di noi.
Viviamo immersi nei suoni eppure non ci si ferma mai a riflettere su come influenzano la nostra vita.
La nostra idea di musica è associata ai concerti e alla gente di spettacolo; conosciamo i generi musicali e molte sequenze sonore, ma non conosciamo gli effetti che ha su di noi. Per noi la musica è qualcosa che sta “al di là” di un palco o di una radio.
La musica è qualcosa di talmente affascinante che tutti, almeno una volta, abbiamo sentito il desiderio di toccarla con mano; prendere uno strumento e “farla”. Cantare sotto la doccia, usare la scopa come chitarra o il tavolo come batteria. Fin qui è divertente, ma appena ti avvicini ad uno strumento classico come un pianoforte, ti scontri contro secoli di storia musicale. Regole e strutture che schiacciano chiunque si avvicini.
Ormai siamo pervasi dal concetto che musica vuol dire suonare “in un certo modo” e per farlo occorrono anni di studio e pratica. Senza considerare l’enorme scoglio del “Talento”. Non abbiamo idea di quanta gente al mondo viene continuamente frustrata da questo concetto di talento e gli si impedisce di avvicinarsi ad una cosa così bella solo perché non suona con la precisione di Pollini o Rubinstein.
Viene da pensare.
Regole e strutture. Suono e Pratica.
Perché?
Per poter eseguire correttamente i brani musicali di altri, classici o leggeri che siano.
MA È DAVVERO QUESTA LA MUSICA? Riprodurre le sequenze scritte da altri?
La musica è qualcosa che appartiene ai grandi maestri e alle persone dotate di talento, mentre noi dobbiamo limitarci ad ascoltarle o, al massimo, a riprodurle.
Essere musicisti vuol quindi dire passare anni della propria vita ad apprendere delle regole musicali del tutto arbitrarie. Piacevoli certo, ma non assolute.
Ciò che pochi sanno è che i musicisti, in ogni epoca, cercano sempre regole nuove e forme di espressione diverse da quelle della generazione precedente. Ovviamente parlo degli amanti dell’arte e non della gente di spettacolo a cui interessa fare musica che piace alla gente solo per guadagnare soldi e fama.
Se qualcuno ha avuto mai l’avventura di ascoltare la musica contemporanea di oggi si sarà accorto del tentativo di rompere il concetto di armonia che sta alla base di ogni genere di musica che conosciamo.
Questo vuol dire che le regole le fanno e le disfano come vogliono, mentre noi dobbiamo solo subirle.
COSA CI IMPEDISCE DUNQUE DI FARCI DA SOLI LA NOSTRA MUSICA?
Suonare come ci piace di più, secondo le nostre regole.
Se sentiamo come irrefrenabile l’istinto alla musica non è per copiare la musica di altri. Ma perché sentiamo che fa parte di noi, della nostra stessa vita.
La musica infatti è vibrazione, come lo sono le molecole di cui siamo composti.
NOI SIAMO MUSICA, quando parliamo o canticchiamo.
Noi siamo ritmo quando camminiamo.
Se i grandi professori del “come si deve suonare” ci tolgono la musica e la libertà di suonare a modo nostro, ci tolgono noi stessi e la libertà di esprimerci.
PER UN MUSICOTERAPISTA LA MUSICA E’ UNO DEI PIU’ POTENTI MEZZI DI ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI, DI MANIFESTAZIONE DELL’ENERGIA CORPOREA E DI LEGAME CON IL MONDO E GLI ALTRI ESSERI VIVENTI.
Pochi sanno che il nostro cervello è diviso in due emisferi con caratteristiche molto diverse e complementari. L’emisfero sinistro ci aiuta a sviluppare il linguaggio e le operazioni logiche, mentre quello destro ci permette di esprimere e comunicare gli stati emotivi.
Solo uno sviluppo equilibrato dei due emisferi permette all’uomo di realizzarsi a pieno e di relazionarsi adeguatamente con il mondo.
Solo partendo da questo principio possiamo capire che LA MUSICA, COME L’ARTE IN GENERE, È UN POTENTISSIMO MEZZO DI BENESSERE DELLA PERSONA E NON UN MERO PASSATEMPO o uno spettacolo da televisione.
Questo è Ciò che Penso
Da dove viene?
Perché scienziati, filosofi e musicisti si arrovellano da secoli per dare un senso alla musica?
C’è chi afferma che sia una conseguenza dello sviluppo del linguaggio e non ha senso di per sé, e chi fa notare che l’oggetto più antico mai ritrovato è un flauto d’osso di 50.000 anni fa, forse prima dell’origine del linguaggio.
È impressionante sapere dal fisico e musicologo Levitin che nel 2005 gli statunitensi hanno speso molti più soldi per la musica che per il sesso o le medicine . Ho voluto controllare i dati italiani e ho scoperto che nel 2007 abbiamo fatto lo stesso.
Se tante persone provano attrazione per ciò che Levitin definisce “un’ossessione umana”, ci deve pur essere un motivo.
Secondo Edgar Varese, la musica non è altro che un insieme organizzato di suoni.
A pensarci bene, notiamo che in ogni attimo della nostra vita siamo raggiunti da un qualche tipo di suono o rumore. Alcuni li conosciamo e siamo così abituati a sentirli che non ci facciamo più caso; altri invece ci sorprendono. Per ogni suono abbiamo una reazione diversa: alcuni li troviamo divertenti, altri noiosi, altri ancora ci danno il tormento. Sembra che nessun suono sia privo di complicazioni emotive.
Se poi pensiamo ai suoni forti che ci fanno letteralmente saltare per aria e a quelli più morbidi che facilitano il rilassamento, notiamo che anche il nostro corpo è coinvolto nella recezione dei suoni.
Da ultimo notiamo che alcuni suoni risvegliano ricordi di ambienti e persone e la viva sensazione di essere in un determinato posto e in uno specifico momento; si può dire che i suoni siano d’aiuto per un legame che alcuni definiscono “spirituale”.
Sembra, insomma, che ogni singolo suono abbia una forte risonanza in ognuno di noi.
Viviamo immersi nei suoni eppure non ci si ferma mai a riflettere su come influenzano la nostra vita.
La nostra idea di musica è associata ai concerti e alla gente di spettacolo; conosciamo i generi musicali e molte sequenze sonore, ma non conosciamo gli effetti che ha su di noi. Per noi la musica è qualcosa che sta “al di là” di un palco o di una radio.
La musica è qualcosa di talmente affascinante che tutti, almeno una volta, abbiamo sentito il desiderio di toccarla con mano; prendere uno strumento e “farla”. Cantare sotto la doccia, usare la scopa come chitarra o il tavolo come batteria. Fin qui è divertente, ma appena ti avvicini ad uno strumento classico come un pianoforte, ti scontri contro secoli di storia musicale. Regole e strutture che schiacciano chiunque si avvicini.
Ormai siamo pervasi dal concetto che musica vuol dire suonare “in un certo modo” e per farlo occorrono anni di studio e pratica. Senza considerare l’enorme scoglio del “Talento”. Non abbiamo idea di quanta gente al mondo viene continuamente frustrata da questo concetto di talento e gli si impedisce di avvicinarsi ad una cosa così bella solo perché non suona con la precisione di Pollini o Rubinstein.
Viene da pensare.
Regole e strutture. Suono e Pratica.
Perché?
Per poter eseguire correttamente i brani musicali di altri, classici o leggeri che siano.
MA È DAVVERO QUESTA LA MUSICA? Riprodurre le sequenze scritte da altri?
La musica è qualcosa che appartiene ai grandi maestri e alle persone dotate di talento, mentre noi dobbiamo limitarci ad ascoltarle o, al massimo, a riprodurle.
Essere musicisti vuol quindi dire passare anni della propria vita ad apprendere delle regole musicali del tutto arbitrarie. Piacevoli certo, ma non assolute.
Ciò che pochi sanno è che i musicisti, in ogni epoca, cercano sempre regole nuove e forme di espressione diverse da quelle della generazione precedente. Ovviamente parlo degli amanti dell’arte e non della gente di spettacolo a cui interessa fare musica che piace alla gente solo per guadagnare soldi e fama.
Se qualcuno ha avuto mai l’avventura di ascoltare la musica contemporanea di oggi si sarà accorto del tentativo di rompere il concetto di armonia che sta alla base di ogni genere di musica che conosciamo.
Questo vuol dire che le regole le fanno e le disfano come vogliono, mentre noi dobbiamo solo subirle.
COSA CI IMPEDISCE DUNQUE DI FARCI DA SOLI LA NOSTRA MUSICA?
Suonare come ci piace di più, secondo le nostre regole.
Se sentiamo come irrefrenabile l’istinto alla musica non è per copiare la musica di altri. Ma perché sentiamo che fa parte di noi, della nostra stessa vita.
La musica infatti è vibrazione, come lo sono le molecole di cui siamo composti.
NOI SIAMO MUSICA, quando parliamo o canticchiamo.
Noi siamo ritmo quando camminiamo.
Se i grandi professori del “come si deve suonare” ci tolgono la musica e la libertà di suonare a modo nostro, ci tolgono noi stessi e la libertà di esprimerci.
PER UN MUSICOTERAPISTA LA MUSICA E’ UNO DEI PIU’ POTENTI MEZZI DI ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI, DI MANIFESTAZIONE DELL’ENERGIA CORPOREA E DI LEGAME CON IL MONDO E GLI ALTRI ESSERI VIVENTI.
Pochi sanno che il nostro cervello è diviso in due emisferi con caratteristiche molto diverse e complementari. L’emisfero sinistro ci aiuta a sviluppare il linguaggio e le operazioni logiche, mentre quello destro ci permette di esprimere e comunicare gli stati emotivi.
Solo uno sviluppo equilibrato dei due emisferi permette all’uomo di realizzarsi a pieno e di relazionarsi adeguatamente con il mondo.
Solo partendo da questo principio possiamo capire che LA MUSICA, COME L’ARTE IN GENERE, È UN POTENTISSIMO MEZZO DI BENESSERE DELLA PERSONA E NON UN MERO PASSATEMPO o uno spettacolo da televisione.
Questo è Ciò che Penso
martedì 14 febbraio 2012
LA NOSTRA MUSICA
Perchè tutti consideriamo musica solo il riprodurre i brani scritti da altri?
Perchè non siamo capaci di farci la NOSTRA MUSICA come ci pare?
Perchè non siamo capaci di farci la NOSTRA MUSICA come ci pare?
mercoledì 8 febbraio 2012
Musica è Mistero
"La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza,
Chi penetra il senso della musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini."
Chi penetra il senso della musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini."
L. V. Beethoven
lunedì 6 febbraio 2012
I Suoni e Noi
Questi esperimenti, e molti altri, dimostrano che la musica è parte integrante di noi stessi.
La macchina umana è fatta di vibrazioni, di suoni ed energia.
C’è qualcuno capace di vivere un solo giorno senza musica?
Eppure oggi la concezione generalizzata di musica si riferisce unicamente a qualcosa fuori da noi: strumenti musicali, concerti, anni di conservatorio, ecc.
Fare musica è qualcosa per cui occorre applicarsi.
Chi fa musica viene considerato un eletto.
Come uscire da questo tunnel?
http://suonierelazioni.blogspot.com
venerdì 3 febbraio 2012
IL Senso della Musica
Ascoltando musica si sperimenta qualcosa, e questo a sua volta produce dentro di noi qualcosa. [...]
Poi, in seguito, esaminando noi stessi, ci accorgiamo che tutto il nostro mondo ha acquistato grandezza e profondità.
Poi, in seguito, esaminando noi stessi, ci accorgiamo che tutto il nostro mondo ha acquistato grandezza e profondità.
- Kafca sulla spiaggia, Murakami Haruki -
giovedì 2 febbraio 2012
Il Suono e La Musica
Ciao a Tutti
con questo spazio vorrei aprire una mia finestra sul mondo dei suoni e della musica.
Pratico musica da diversi anni, prima come Musicista e ora come Musicoterapista.
Alla base del mio cammino ci sono alcune domande che trovano ogni giorno risposte nuove.
Cos'è la musica?
Perchè è così importante per ogni uomo da non poter vivere senza?
Cosa si nasconde dietro al mistero dei suoni?
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